Nuova puntata di “Sabir”. Che non è una telenovela turca ma fa vedere “cose turche”

Il costruendo chalet di Donnalucata messo sotto mira da una burocrazia faziosa. Che non rispetta neanche le sentenze dei tribunali. Perchè questo odio contro chi lavora?

Fare cose turche” -(fig., fam.) fuori dalla norma, per lo più nell’espressione cose turche, relativa a cose che scandalizzano la morale corrente: si vocifera che facessero cose t.] ≈ dell’altro mondo, incredibile, indescrivibile, pazzesco, pazzo, straordinario. (fonte: Treccani). In particolare il riferimento era alle idee che i cristiani avessero a ciò che si faceva dentro gli harem musulmani

SCICLI – Continua la saga del nuovo chalet di Donnalucata (Scicli), che pare sia un paradigma di come questo Stato e la sua organizzazione sia nemica di chi crea lavoro e, magari, ricchezza. Le cose vanno sempre male. E la pandemia con il suo carico di povertà, non è riuscita a far capire che la ricchezza non la crea la burocrazia, protetta e garantita. Ma l’imprenditore che, nel rispetto della legge, rischia, paga le tasse e crea quel flusso di denaro che, poi, paga gli stipendi pubblici.

Eppure pare essere di fronte ad un drago a tre teste, legato al collare del parassitismo. In cui una non sa cosa fa l’altra. O, peggio, raccolti dentro un mafiosismo culturale che ammanta tutto.

Serve allora fare un “breve” riassunto – con tutti gli articoli che si possono comunque ritrovare seguendo l’hashtag #sabir – ci scuserete ma è necessario. Prendetelo come un giallo estivo da leggere sotto l’ombrellone: se ve lo fanno mettere a spiaggia.

I gattopardi siciliani v2.0

Ad Agosto 2020 viene data la C.D.M., Concessione Demaniale Marittima, per la costruzione di uno chalet nella riviera di ponente a Donnalucata, comune di Scicli.

E’ l’epilogo di un iter complesso durato circa 9 anni: cioè tu hai una idea imprenditoriale, trovi il coraggio di farla, magari trovi anche i soldi, la banca ha detto che può persino farti un prestito, ci scommetti il tuo futuro.. e lo Stato ti fa galleggiare nel nulla per 9 anni.

Arrivata l’agognata concessione che ha passato il vaglio di uffici e funzionari in mezza Sicilia, la ditta a Maggio 2021 comincia i lavori. Vi rimandiamo ancora ai nostri articoli per vedere il progetto, il rendering, l’approccio ingegneristico.

I volontari ambientalisti

Non appena compare il primo recinto che delimita i 1800mq concessi, le associazioni ambientaliste, gli ambientalisti h24, privati non residenti ma sensibili all’immagine della Donnalucata cartolina del 1800 da tenere sotto-sale, si mobilitano.

La mobilitazione oltre che virtuale, quella più facile, è anche fisica con manifestazione pacifica, bella, colorata ed anche di piacevole energia positiva organizzata da Legambiente nella persona di Alessia Gambuzza, referente di zona, in cui veniva delineato il proprio punto di vista.

Ma è anche una “mobilitazione di carte” con segnalazioni, esposti, lettere.

Probabilmente più delle lettere però furono le conoscenze e così dal Comune e dalla Soprintendenza, per superchieria burocratica, si cerca il cavillo (cit: “Argomento o ragionamento sottile e capzioso, sostenuto in malafede per alterare la verità a proprio vantaggio; pretesto, arzigogolo”, Oxford Dictionary) per bloccare i lavori.

La ditta, nominalmente Antonino ‘Nino’ Agosta, si trova costretta ad intervenire con un legale, avv. Guido Ottaviano che fa ricorso al TAR, il Tribunale Amministrativo Regionale.

La ditta ed il suo valente avvocato, vince su tutta la linea. Nel calcio sarebbe un bel 3-a-0, nel tennis 6-0, 6-0, 6-0, nella boxe ko alla prima ripresa e via dicendo.

Vi rimandiamo anche qui al nostro articolo in cui si comprende cosa il giudice monocratico del TAR ha scritto, molto chiaramente e con parole semplici, indicando la insussistenza dei ‘cavilli’ rimesciati da Comune e Soprintendenza.

Usare mezzi meccanici per lavorare? Non sia mai

Il segretario del PD impegnato nella manifestazione contro lo chalet

Risolto questo problema a botte di TAR, avvocato e parcelle, gli operai si mettono al lavoro. Ma la classe operaia non va in Paradiso perchè i guardiani del popolo sono vigili.

Così il 29 Aprile 2021, il segretario del locale PD (Partito Democratico), Omar Falla e partecipante alla manifestazione organizzata da Legambiente, con una missiva targata ‘Urgente‘, fa sapere al sindaco di Scicli che lui era praticamente subissato (sic) di telefonate, segnalazioni, forse anche moderni messaggi WhatsApp da parte di una marea montante di cittadini, rispetto tale chalet. Deve essere stato un vero fastidio, pensiamo, avere il telefono che squilla 24ore al giorno.

Sensibile al “subissamento”, il segretario del PD scrive. Ed avanza dubbi sulla legalità dell’opera. Gli fugge che il TAR si fosse già espresso il 27 Aprile sulla validità di tutto l’iter.

E, vieppiù, si dimostra ‘stupefatto’ che per fare dei lavori, in cui ricordiamo si spostano carichi da 250kg, travoni in legno altrettanto pesanti ecc ecc, si utilizzino mezzi meccanici.

Dice testualmente “(…) ciò che desta stupore, è la presenza invasiva di ruspe e mezzi pesanti sull’arenile, non certamente indispensabili per la costruzione di una struttura precaria e/o leggera in legno”.

In effetti, tutto si può fare a mano. Come abbiamo indicato ironicamente, le piramidi furono costruite, secondo la versione ufficiale, a mano e con contadini e schiavi. Per cui, si può fare senza mezzi meccanici certamente.

Forse anche seguendo tale stupore, l’allarme e l’urgenza, la Capitaneria di Porto interviene chiedendo, più o meno e forse meno stupefatta perchè esperiente: ‘Ma voi c’avete il permesso per usare ‘sti mezzi‘?

Fatto salvo il fatto che la CdP essendo braccio operativo spesso si trova nel mezzo tra uffici vari, una tale richiesta è come dire che ti fermano con la macchina e ti chiedono: “Ah, lei ha la macchina, bene. Ha il permesso di fare benzina? Non può spingerla a mano“? Vi sembra uno scherzo? Se continuano così, ci sarà ben di peggio.

Burocrazia nemica e burocrati affiliati

Comunque, arriviamo all’ultima puntata fin’oggi. E scusate la lunghezza, ma è solo un breve riassunto.

Circa una settimana fa, il 5 maggio per essere precisi, dall’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente (ARTA), ufficio di Siracusa/Ragusa, arriva una lettera che, hanno dichiarato i titolari, era come minimo “allarmante”.

L’ARTA dice che, vista la difformità di particelle demaniali richieste (lo abbiamo ampiamente raccontato ma si tratta di un mero errore di indicazione, confermato dal TAR) l’iter della concessione doveva ripartire praticamente da zero.

Persino con la pubblicazione all’Albo pretorio con 30 giorni. Significando così il concreto rischio di perdere tutti i diritti acquisiti ed i costi sostenuti per i certi ricorsi, concorrenze, dilazioni e delazioni immaginabili visto il clamore mediatico sollevato.

Pareva la rivincita con sotterchio dei baronetti locali, magari ben ammanicati, uniti nel ‘non te lo faccio fare, io ho le giuste conoscenze’.

Ecco quindi il nuovo ricorso al TAR, il secondo. Con una procedura che si chiama di ‘motivi aggiunti’. Anche qui, semplificando per spiegare e ci scusiamo con i cultori della materia, si chiede: ‘Scusate giudici, voi avete emesso una decisione su stà faccenda. Ma questi non l’hanno capita. Come glielo spieghiamo‘?.

U TAR? E cu su”? Violazioni e manipolazioni?

Ma stavolta, la cosa ci pare ben più seria. Perchè nel ricorso per ‘motivi aggiunti’, si sostiene che ci sia una ‘Violazione e Falsa applicazione” di alcuni articoli (art 18, 24 RCN)

Per “violazione” si intende l’interpretazione di una norma in maniera diversa dal suo contenuto, mentre la “falsa applicazione” consiste nell’errore di sussunzione, ovvero la riconduzione di una fattispecie concreta ad una norma non pertinente. Questi due vizi possono coesistere o meno nell’ambito dell’unico motivo in cui rientrano concettualmente.

Inoltre, si chiede la verifica della violazione della condotta corretta del procedimento amministrativo, ovvero il ‘divieto di aggravamento del procedimento amministrativo’ che è stato introdotto dalla Legge 241/90 sul procedimento amministrativo per cui vale “il principio del giusto procedimento, di trasparenza, di semplificazione, pareggio di bilancio, economicità, efficacia, imparzialità, pubblicità e trasparenza, motivazione, responsabile del procedimento“.

Quindi i funzionari hanno agito contro chi ha diritto, in maniera deliberata, violando persino disposizioni del procedimento? E se si, perchè lo hanno fatto? A chi giovava tale accanimento? Al bene pubblico?

“Eccesso di potere”, il vizio dei protetti

Un altro aspetto messo in evidenza è anche ‘l’eccesso di potere‘, evidentemente commesso dell’Arta nel suo provvedimento.

Ciò perchè, secondo il ricorso dell’avvocato della ditta, l’Arta si rifà ad un parere della Soprintendenza già del tutto superato dalla prima sentenza del TAR, giudice monocratico.

Cioè il giudice ha deciso in un certo senso sulla materia. Il funzionario, invece, non ne tiene conto e vuole fare come dice lui.

Sempre per semplificazione, è come se nell’emanare il provvedimento senza tenere in conto della sentenza, si dicesse: “U TAR? E cu sù“?

Perchè in effetti, ritenendo irrilevante la sentenza del TAR che ha spiegato l’insussistenza delle valutazioni di Comune di Scicli e Soprintendenza, si tende a manomettere i diritti acquisiti, dalla concessione in poi, intimando ancora una volta la sospensione dei lavori creando, ancora una volta, un danno economico allo stesso concessionario.

Ed infrangendo fracassamente quello per cui nella Unione Europea ci si straccia le vesti: ‘The Rule of Law‘, il primato della Legge sulla volontà personale.

Secondo il ricorso presentato, il rifarsi alla decisione della Soprintendenza risulta ‘gravemente contrario‘ a ciò che ha deciso il TAR. (per la Soprintendenza c’erano delle ‘dune di sabbia’ mentre il TAR ha detto: ‘Ma dov’è che le avete viste le dune‘?)

Il TAR da ancora ragione ai privati

Stesso eccesso di potere per quanto riguarda l’utilizzo ‘stupefacente – e che ha attirato il PD locale – di mezzi meccanici. Nel ricorso si chiede, semplifico ancora: “Ma quando è stata data la concessione con tanto di progetto ecc ecc, è possibile che la Arta non avesse capito che ci vogliono i mezzi meccanici per tirare su uno stabilimento’? Bisognava davvero farlo a mano?

Il tutto condito ovviamente con il rischio per l’attività imprenditoriale di fronte a tale dilazioni per eccesso di potere, al rischio di non poter lavorare durante la stagione estiva, alle spese già fatte per l’approvvigionamento dei materiali, ecc ecc.

Rispetto a questa situazione, evidenziata, nuovamente il TAR ha dato ragione alla ditta ricorrente (Sentenza 00267/2021). Sospendendo il minaccioso provvedimento dell’ARTA che addirittura sosteneva di dover annullare tutto l’iter e cominciare daccapo ed ovviamente chiarendo che i mezzi meccanici possono e devono andare dove c’è il cantiere. Richiamando, il TAR, l’esempio dei grandi poli industriali in zona demaniale i cui mezzi vanno e vengono, non solo durante la costruzione dell’impianto ma praticamente sempre, come ‘regola‘.

Oppure, chiediamo noi, i vari comuni rivieraschi, quando entrano con i trattori e simili in spiaggia per ‘pulire’, chiedono di volta in volta il permesso al demanio? Pensiamo proprio di no.

Visti i nuovi elementi, nel decreto si rimanda la Camera di Consiglio, ovvero la decisione collegiale, al 9 giugno (dal previsto 26 maggio).

Commenti. Ma si può avere una tale burocrazia?

Quindi, fino al 9 giugno, la giustizia amministrativa ha rimesso le cose sul giusto binario. Poi si vedrà il giudizio del collegio. Ma è altamente improbabile ci sia un capovolgimento dell’analisi dei fatti.

Il problema serio è se è possibile che possano continuare ad esistere uffici predatori che, il TAR ha confermato, hanno in diverse occasioni e lungo il percorso cercato di intervenire ai danni di privati cittadini, usando l’anonimità del burocrate, lo scudo delle norme e dei rimandi?

Il fatto è che non succederà niente, a tali soggetti. Il Sistema, i vari ‘Sistemi’, lo si è visto anche nel caso ‘Palamara’, si auto-proteggono.

Il licenziamento è probabile sarebbe l’unica cosa capace di smuovere davvero le acque impantanate. Ma è altamente probabile qui non ci sarà nemmeno una leggera reprimenda. E con altissima probabilità i ‘funzionari’ prenderanno pure la retribuzione di risultato a fine anno, distribuita tra di loro in accomandita semplice tramite l’Organismo Indipendente di Valutazione.

Forse una commissione di inchiesta Regionale?

Vero è che, forse, qualcosa si muove. Pare che una certa Commissione Attività Produttive della Regione voglia ‘indagare’ e sapere di più di tali atteggiamenti dilatori, a livello regionale.

Atteggiamenti che paiono a tratti persecutori e posti in essere anche in modo incapace tanto da non ritenere, nel proprio giudizio, il superiore mandato di un Tribunale, ad esempio.

E’ una Commissione che, ci è stata ventilato da chi conosce il fatto, potrebbe attivarsi a breve. Non sappiamo se sarà concreta e cosa farà. Anche se, ove effettivamente fatta, potrebbe portare ad uno scossone e ad un cambiamento.

Ma non scommettiamoci. Non dimentichiamo che noi siamo, orgogliosamente, la Terra del Gattopardo. E di don Vito Corleone.

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