Stabilimento balneare Donnalucata: il TAR da completa ragione ai proprietari

Con una decisione urgente, il giudice monocratico ha smontato le tesi di Comune di Scicli e Soprintendenza di Ragusa ridando il diritto all'agire imprenditoriale ai proprietari del Sabir di Donnalucata. Ci saranno altri strascichi?

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SCICLI – Con una sentenza del giudice monocratico, dott. Burzichelli, il TAR della sezione di Catania ha dato ragione, praticamente su tutta la linea, ai proprietari del Sabir, i cui lavori erano stati prima diffidati e poi sospesi sia da un provvedimento del Comune di Scicli sia da parte della Soprintendenza di Ragusa.

Secondo questo provvedimento amministrativo, che sospende gli effetti delle ingiunzioni delle due amministrazioni, già da domani i lavori potrebbero riprendere.

Plinti e palafitte, distanze e dune: tutto pare secondo scienza e coscienza

Il giudizio del giudice monocratico è interessante perchè chiaramente entra nel merito dei fatti e stabilisce, pur lasciando spazio alla decisione della Camera di Consiglio (tra una trentina di giorni), che le attività poste in essere per la costruzione non sono pregiudizievoli per quanto in progetto.

La “questione” della particella, l’avevamo ‘risolta’ noi, praticamente, ricordando come fosse una cosa del tutto marginale, così come ci avevano confermato dei tecnici del settore.

In pratica, le particelle da indicare erano la 54 e la 45. La “54” è stata dimenticata in un documento. Come abbiamo appunto raccontato, si trattava però di una situazione di assoluta irrilevanza. Lo conferma adesso il TAR per cui “l’omessa indicazione è presumibilmente attribuibile ad errore materiale“, oltre che al fatto che avere in concessione 1800mq ingloba per forza le particelle per tale estensione.

Altra questione era stata sollevata dalla Soprintendenza. Secondo la loro analisi a posteriore, l’intervento edificatorio avrebbe ‘livellato le dune‘, una delle ipotesi melodrammatiche avanzate da qualche gruppo di pressione locale e che la Soprintendenza ha sposato.

Il TAR, invece, rimanda al mittente tale eventuale danno in itinere indicando che “tale affermazione appare contestabile (…) dalla relazione geomorfologica versata in atti” sia “in base all’elementare rilievo che la formazione di un vero e proprio “sistema dunale” sembra improbabile nell’ambito di una spiaggia di contenute dimensioni ubicata all’interno del centro urbano“.

Cioè, se capiamo bene, il giudice chiede: ‘ma dov’è che le avete viste ‘ste dune‘?


Signori, queste sono “dune”

Palafitte vs plinti

Un fattore più interessante, anche per la conoscenza, è invece la questione delle ‘palafitte in legno” vs “plinti in cemento“.

Nel progetto originario, l’idea era di fare una sorta di ‘piccola Venezia’: decine e decine di pali in legno da conficcare nel terreno (sabbia) su cui poggiare le strutture in legno superiori.

In fase di costruzione tale ipotesi fu modificata, come ha confermato un tecnico a conoscenza dei fatti, dagli uffici preposti di Ragusa autorizzando l’utilizzo di plinti in cemento.

L’ipotesi ‘plinti’ è preferibile a palafitte di legno.

La Soprintendenza di Ragusa, forse ritenendo valido l’allarmismo usuale di associazioni e gruppetti vari, ha ritenuto di richiedere invece il ripristino della struttura con ‘palafitte’.

Il TAR ha invece spiegato in maniera più che puntuale, che dal punto di vista dell’impatto ambientalistico i plinti in cemento che non sono altro ‘piccoli plinti appoggiati al suolo‘, e che “sembrano costituire una tecnica meno invasiva (…) rispetto ai pali di fondazione“.

Abbiamo cercato di capire con qualche tecnico cosa significa e se è una tesi valida. Ed in effetti, così pare.

Perchè se ad una prima idea ambientalista e ‘green’, come va di moda oggi, i pali in legno sembrano ‘nature e chic‘, alla fine si sarebbe trattato di fare centinaia di fori nella sabbia, con pali di 50cm di diametro e lunghi almeno 2 metri. In termini di sabbia sottratta, sarebbero stati, ci dicono, almeno 200mc.

Inoltre, magari si dimentica, il sedimento su cui posa la sabbia di Spiaggia di Ponente, è roccia. E’ altamente probabile che 2mt di profondità avrebbe intaccato la sottostante superficie rocciosa. Questo si un serio danno ambientale.

Ancora dal punto di vista ‘figo-green’, è vero che la palafitta potrebbe perdersi nel tempo nella sabbia, ove esempio la stessa struttura ad un certo punto venisse abbandonata e non rimossa.

Ma proprio per evitare danneggiamenti nel breve periodo, le palafitte sono trattate con prodotti chimici e persino asfalto a freddo. Nel caso di diluizione del palo di legno trafitto nella sabbia, tutti sti composti chimici si sarebbero dispersi nel sottosuolo.

Altre azioni in danno?

Quindi, secondo il TAR i lavori possono re-iniziare. E probabilmente domani (28 aprile) la ditta incaricata potrebbe riprendere, seppur tutto rimane in attesa del giudizio di camera di consiglio.

Ma anche su questo, il dott. Burzichelli è stato chiaro: non c’è nessun pregiudizio al proseguimento dei lavori perchè la messa in pristino dei luoghi è sempre possibile.

Ma il giudice evidenzia anche un’altra cosa che interessa di più la collettività tutta: ed ovvero che il ritardo e ulteriori ritardi potrebbero pregiudicare la stagione per questa attività imprenditoriale (“utilizzo della struttura per la prossima stagione estiva”).


Estratto della Sentenza del TAR

Quindi, volendo interpretare, un danno si è già causato con questo ritardo.

Abbiamo già scritto la volta scorsa che il rischio era di una richiesta di risarcimento del danno contro il Comune.

Se i presupposti sono quelli descritti dalla sentenza del TAR, c’è il rischio che dall’Amministrazione comunale in poi ci sia una chiamata in responsabilità e danno dal punto di vista finanziario. Il rischio è, ancora una volta, che i cittadini siano costretti a pagare con le proprie tasse una sanzione per un’azione discutibilissima, piuttosto che avere servizi utili.

Opinione: per fare gli amministratori, occorre coraggio

Appare evidente che è difficile fare ‘impresa’. Ma fare “impresa’, lo si è capito in periodo di lock down, è creare ricchezza per il Paese. Ed il paese.

Lo si sta vedendo a livello nazionale e mondiale, in cui bloccare l’intera Nazione è stata l’emozione da poco di pressappochisti che nel ‘ma lo fanno anche in Cina e Germania‘, hanno trovato giustificazione al loro agire sconsiderato.

Folli personaggi in cerca di fama che ancora insistono con la ridicolaggine del ‘coprifuoco‘ che, se davvero implementata, significherebbe il rischio di una estate a zero per tutta la Sicilia e la provincia iblea.

E’ davvero duro notare che in tanti, amministratori e politici italici nazionali e locali, sono nemici giurati di chi è ‘imprenditore’. La propria cultura politica li porta a deragliare continuamente verso il nulla economico che non sia l’assistenzialismo e vanagloria. Unica loro capacità, oltre alla chiacchiera che vendono a qualche allocco, è creare difficoltà a chi crede, scommette, combatte, prova. Fallisce e riprova.

Come è stato mille-e-una volta detto, se Steve Jobs o Elon Musk fossero vissuti in Italia, non avremmo né Apple né Tesla.

Risulta sempre più difficile per certe culture politiche e certi personaggi capire che il loro stipendio fisso statale non viene dai rami degli alberi, ma sono le tasse di chi crea vera ricchezza, l’imprenditoria sana e corretta, e che versa all’Erario.

Dovrebbero avere allora il coraggio di ergersi contro chi crea confusione pro-domo sua, pochi, benestanti e privilegiati. Se non riescono a farlo, tornino alla loro vita agiata.

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