Passaporto Covid: in funzione (forse) già da Giugno

Con molta probabilità, già prima di Luglio potrebbe aversi il 'passaporto covid', nascosto dietro il nome di 'Passaporto Verde Digitale'. Ma la concreta possibilità di caos e diseguaglianze è davvero molto alta

BRUXELLES – Alla fine, il ‘minacciato’ ricorso al ‘Covid Passport’ è praticamente diventato realtà.

Lo ha comunicato la signora Van Der Leyen, Presidente della Commissione EU e, quindi titolata a parlare a nome del (inesistente?) popolo europeo.

Per nascondere la realtà, ovvero che è un passaporto anti-covid, si chiamerà ‘Digital Green Passport‘ (ormai oggi, se una cosa non è green, non può esistere) e sarà rilasciato ai cittadini delle nazioni della EU.

Per il rilascio occorrerà attestare di avere avuto il vaccino o di avere avuto il covid direttamente, che si presuppone abbia ‘reso immune’ il soggetto.

La Grecia ha spinto di più per certificare il ‘gregge’

Non è un argomento nuovo. Praticamente da quando di parla di ‘immunità di gregge’ tramite vaccinazione, si parla di come certificare “l‘esistenza del gregge“.

Prima fu la Grecia per cui l’esigenza di dimostrarsi covid-free per far riprendere il flusso di turisti, è stata posta da diversi mesi.

Il ministro greco della Amministrazione Digitale, Kyriakos Pierrakakis, ha dichiarato di ‘sperare che tale passaporto sia adottato a livello paneuropeo.

La proposta greca non ha, in un primo momento, trovato amplissimo accordo se non tra i Paesi del Sud, i più sensibili alle tematiche ‘turismo’ come appunto Grecia, Cipro, Spagna.

Ora, è entrata in campo la ‘padrona’ d’Europa, la signora Angela Merkel ed il discorso passaporto digitale secondo l’altra tedesca, la Von der Leyen, dovrà diventare una proposta di legge europea entro due/tre mesi.

Più confusione che altro

Ma la cosa è più facile a dirsi che a farsi. Perchè diverse sono le casistiche che si incontrano.

Prima di tutto: se non tutti i cittadini delle nazioni europee parte delle EU non sono vaccinati causa disorganizzazione, mancanza di vaccini, attese, si creerebbe una categoria di ‘serie A’ ed una di ‘serie B’.

Ecco perchè c’è chi sostiene che prima di parlare di ‘passaporto’ occorre che almeno il 70% degli ‘europei’ siano vaccinati. E ad oggi siamo al 6% circa.

Ci sono poi fattori specifici: chi non può essere vaccinato causa allergie evidenti, che fa? E le donne incinte, a cui il vaccino è sconsigliato?

Emergono poi i fattori ‘culturali’ per cui il vaccino, essendo un intervento pubblico nel privato sanitario di un Uomo, non può essere obbligato.

Citato è per esempio di Codice di Norimberga, 10 punti stabiliti nel 1947 dopo le attività mediche condotte dalla Germania Nazista con esperimenti e attività mediche terroristiche.

Il Codice di Norimberga stabilisce è in 10 punti è stabilisce che:

Il soggetto volontariamente dà il proprio consenso a essere sottoposto a un esperimento. Prima di dare il consenso, la persona deve conoscere: natura, durata e scopo della sperimentazione clinica, il metodo e i mezzi con cui sarà condotta, eventuali effetti sulla salute e sul benessere della persona, eventuali pericoli cui sarà sottoposta. (Questo è alla base del concetto di “consenso informato“, ovvero di un consenso fornito in piena consapevolezza delle implicazioni di quello a cui ci si sta per sottoporre, appunto il foglietto che fanno firmare all’atto della vaccinazione).

L’esperimento dovrà essere tale da fornire risultati utili al bene della società; la natura dell’esperimento non dovrà essere né casuale, né senza scopo.

Ci dovrà essere una pianificazione dell’esperimento sulla base degli esperimenti in fase preclinica in vivo, e sulla base della conoscenza approfondita della malattia

L’esperimento dovrà essere condotto in modo tale da evitare ogni sofferenza o lesione fisica o mentale che non sia necessaria.

Non si deve eseguire la sperimentazione se a priori si è a conoscenza che tale sperimentazione possa causare danni o morte.

Il grado di rischio da correre non dovrà oltrepassare quello dei vantaggi, determinati dalla rilevanza umanitaria del problema che l’esperimento dovrebbe risolvere.

Si dovrà fare una preparazione tale da evitare che il soggetto abbia lesioni, danni o morte.

L’esperimento potrà essere condotto solo da persone scientificamente adeguate e qualificate, con il più alto grado di attenzione verso la sperimentazione e l’essere umano.

Nel corso dell’esperimento il soggetto umano dovrà avere la libera facoltà di porre fine ad esso se ha raggiunto uno stato fisico o mentale per cui gli sembra impossibile continuarlo.

Durante l’esperimento lo scienziato responsabile deve essere pronto a interromperlo in qualunque momento se indotto a credere che la continuazione dell’esperimento comporterebbe probabilmente lesioni, invalidità o morte per il soggetto umano. (su questa base, esempio, si è richiesta la sospensione dei vaccini AstraZeneca)

Ci sono poi fattori pratici. Ad esempio che cosa accadrebbe ai cittadini extra-EU che per un motivo o per l’altro non hanno fatto-potuto fare il vaccino? Si creerebbe un divario enorme, profondo ed eccessivo tra i cittadini dei Paesi Occidentali e tutti gli altri.

Lo stato dell’arte della vaccinazione mondiale. I dati indicano il numero dei vaccini inoculati e non se si sia trattato delle doppia-dose ritenuta ad oggi necessaria. Fonte: DW

Non solo. L’emissione di tale ‘documento’ potrebbe dare il via ad un susseguirsi di richieste di dimostrazione da parte di chiunque: chi potrebbe impedire al lattaio all’angolo di richiedere il ‘passaporto vaccinale’ prima di darvi il latte? (è un esempio: il lattaio non esiste più).

O di far accedere un idraulico in casa? O di entrare in una officina?

Ci sono già adesso ristoratori che sarebbero disposti a fungere da ‘guardiani del covid’ e che vorrebbero tornare al lavoro ammettendo nel locale solo ‘passaportitati’. La follia degenera.

Si creerebbe una montagna enorme di pressione sociale con obblighi, richieste, impedimenti sia sull’ambito del posto di lavoro tali da creare enormi ed inopportune disparità sociali.

Peraltro, accanto al rischio di lesione della privacy in materia di dati sanitari, alcuni funzionari europei hanno avanzato la proposta di allargare i dati contenuti nel passaporto non solo al covid ed eventuale vaccino, ma anche ad altre patologie.

L’idea non sarebbe male se servisse a proteggere i cittadini nella loro vita terrena avendo con se la propria storia sanitaria. Il fatto è, che chissà come tratteranno questi dati personali.

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