Confcommercio: dal 1° febbraio riapriamo le nostre attività

Dopo la protesta #ioapro1501 che però non è riuscita a coinvolgere tante attività della ristorazione, ora scende in campo la 'corazzata' Confcommercio che, almeno in Sicilia, ha deciso di rompere gli indugi e chiedere la riapertura delle attività a partire dal 1° febbraio

PALERMO – Con un messaggio del presidente regionale Gianluca Manenti, anche la Confcommercio ha deciso, per mezzo di una assemblea dei propri rappresentanti provinciali, la necessità di riaprire le attività economiche.

Lo stallo del commercio, la diminuzione dei consumi e la depressione degli uomini, stanno portato il sistema nazionale sull’orlo del fallimento, economico e sociale.

Avevamo sentito Manenti proprio la settimana scorsa (qui) in relazione alla campagna #ioapro1501 che è stata lanciata a livello nazionale dalla filiera del ‘cibo’ con i testa i ristoratori ma che non ha raccolto molte adesioni nel Meridione.

I ristori non servono. Serve programmare il Futuro

Ma ha evidentemente #ioapro1501 dato la scossa ad un sistema economico (quello privato ovviamente, il settore pubblico è immune) allo stremo, con fatturati in calo del 90% e ‘ristori’ che, ha calcolato la Cgia di Mestre, capaci a coprire solo circa il 7% delle spese.

Ecco quindi che anche la Confcommercio, tra le più antiche ed istituzionali delle associazioni di categoria, ha rotto gli indugi ed ha deciso, con i propri rappresentanti provinciale, di non poter andare oltre nelle chiusure ed avere indicato il 1° febbraio come data per le riapertura. Ovviamente in sicurezza e tutto il resto.

La data del 1° febbraio è vieppiù molto ‘tattica’. Perchè permette alla politica di “salvare la faccia” visto il decreto contingibile ed urgente del presidente Musumeci era fino a fine mese di gennaio. Ed alle attività commerciali permette di far capire che il tempo è scaduto pur senza dare ultimatum ‘rivoluzionari’.


La protesta ioapro1501, tra l’altro, pare abbia attecchito all’estero, a Londra


Trucchi da ristoratori: carbonari ribelli per sopravvivere

Tra i trucchi che stanno usando i ristoratori per tenere aperto, due vanno per la maggiore.

Uno è diventare ‘mensa aziendale’. Secondo uno dei tanti dpcm, una mensa aziendale può rimanere aperta per dare da mangiare a lavoratori ed a partite IVA. In diversi ristoratori hanno così affrontato altre spese per variare o aggiungere i famosi ‘Codici ATECO’ per avere la ‘licenza’.

Un altro trucco è di offrire una ‘notte gratis’ agli ospiti. Questo perchè sempre secondo uno dei tanti dpcm, chi alloggia in una struttura può anche mangiare li.

Ovviamente non tutti possono farlo, ma solo coloro in possesso del famigerato Codice ATECO di riferimento. E non sappiamo poi, se effettivamente gli ospiti pernottavano. Forse bastava la sola prenotazione.

Povera Italia e poveri italiani.


Sequestri dissequestrati

In tema di chiusure di attività commerciali, riporta la pressa.it che la procura di Modena, con un ordine del Pm Claudia Natalini, ha ordinato la restituzione della sede di Vignola della palestra Gim Five agli aventi diritto. Parliamo di uno dei simboli della protesta #IoApro, dopo che, la sede di Vignola appunto, era stata chiusa lunedì scorso con un sequestro preventivo che, dunque, non è stato convalidato.

Secondo il Pm, è vero che ‘l’amministrazione e i collaboratori della palestra hanno reiteratamente e gravemente violato la disposizione del Dpcm (…) ma è anche vero che il ‘legislatore ha volutamente sottratto le violazioni della normativa antiCovid al campo del diritto penale’. La ragione di questa interpretazione risiede, come scritto dal pm, nella necessità di evitare ‘un’esplosione incontrollata di notizie di reato’ e per ‘verosimili ragioni di pace sociale’. La scelta del legislatore ‘inibisce quindi all’autorità pubblica la possibilità di reprimere il protrarsi di condotte illecite con strumenti più incisivi, quali appunto il sequestro preventivo’.

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