Crisi economica: il disastro è davvero dietro l’angolo

Dei DPCM confusionari e ritenuti punitivi per il settore hanno dato vita ad una protesta con la riapertura di molti locali di ristorazione. Le organizzazioni strutturate come CONFCOMMERCIO seguono invece procedure più istituzionalizzate. Ma il fine è comune: far riaprire in sicurezza i locali

RAGUSA – La situazione pare degenerare giorno dopo giorno, se non ora dopo ora.

Parliamo della situazione economica del Paese, della Sicilia e della nostra zona iblea, strangolate da politiche anti-covid, ben più che confusionarie.

Il turismo, ormai l’hanno capito quasi tutti, è una fetta fondamentale della nostra economia, nazionale e locale.

Il turismo vale 40mld: 13% Pil e oltre 4mln di occupati

Secondo il Sole24Ore il turismo è il ‘petrolio d’Italia‘. In termini di PIL, diciamo la ‘ricchezza’ del nostro Paese, ha contribuito con oltre 40 mld € nel 2019 e con oltre 4 milioni di lavoratori.

Una cifra in incremento dal 2018 con +6% con oltre 360 mln di notti trascorse in ‘letti italiani’ da turisti stranieri.

Cifre enormi. Considerate che il famoso ‘Recovery Fund‘ ha stanziato per l’Italia circa 60 mld € a fondo perduto a valere su 7 anni (gli altri sono prestiti che dovremo restituire): noi da soli ci guadagnavamo 40mld ogni anno.

Per il turismo in particolare, sempre per restare nei numeri, nell’altrettanto famoso PNRR – Piano Nazionale di Resistenza e Resilienza – collegato al Next Generation Fund (uno dei tanti nomi dati al Recovery Fund), per il turismo sono stati stanziati solo 8mld.

Soldi ma del tutto incapienti per sostenere il settore.

In crisi l’intera filiera: grossisti, distributori, servizi, produttori

Anche perchè, se si pensa al ristorante chiuso, meno immediatamente si pensa a tutta la filiera: distribuzione di cibo, bevande, lavanderie, pulizie, enel, gelati, ecc ecc

Migliaia di attività che avevano creato una affidabile catena, capace di gestire i ‘nostri’ turisti, sono state da una settimana all’altra, praticamente smantellate.

I ristoranti sono quelli che soffrono di più. I costi di impianto di un ristorante sono alti, molto alti. La gestione pure.

Parliamo di migliaia di euro al mese cui far fronte con paste e pizze, delicatezze e piatti tradizionali, offerte ai clienti, ogni santo giorno per 365 giorni all’anno, sabato, domeniche e festivi inclusi.

Una mia amica è uscita dal settore della ristorazione. “Non ce la fecevo più. Non avevo più una mia vita: né sabati, né domeniche, né vacanze, né feste

Anche lo stesso ‘apri-oggi-e-chiudi-domani‘, crea gestione impazzite: se oggi apro e faccio scorta ma domani mi chiudi, come pago i fornitori? Ed il fornitore, come paga il produttore? Un casotto bestiale che la politica politicante non riesce a comprendere e gestire.

#ioapro1501. La ‘Rivolta Gentile’

Proprio per questo, forse per una gestione politica ondivaga ed incerta, centinaia di ristoratori in tutta Italia hanno dato il via ad una autonoma protesta sotto l’hashtag #ioapro1501 proponendo aperture dei locali contro le imposizioni di legge, fatta il 15 gennaio, un paio di giorni fa.

Ed i numeri non sono del tutto irrilevanti, pur se non eclatanti. Pare che il 15 gennaio, il primo giorno di questa ‘rivolta gentile‘ come è stata definita, fossero aperti circa 6.200 locali, aumentati a 12.000 il giorno successivo.

Gli stessi ‘disobbedienti gentili’ hanno emesso un proprio DPCM che sta per Decalogo Pratico Commercianti Motivati in cui vengono indicate le ‘procedure’ per una corretta apertura dei locali che vanno dal rilievo della temperatura all’ingresso, ad un maggior distanziamento dei tavoli a 2 anche 3 metri, diminuzione del numero di cliente ammessi e conto al tavolo massimo alle ore 21.45. E con una indicazione specifica: ‘Le forze dell’ordine sono li a fare il loro lavoro… disobbedienza gentile’.

Chi ha aperto, lo ha fatto a suo rischio perchè, ovviamente, le forze dell’ordine sono intervenute per far rispettare gli obblighi ed i divieti imposti dal Governo.

Il primo giorno si vocifera di circa 4.000 contravvenzioni e verbali elevati. Cui dovrebbero far fronte una serie di avvocati che hanno dato la propria disponibilità a seguire le sicure contestazioni con relativi ricorsi.

Una guerra che vede separate categorie di cittadini: da un lato chi vive del suo lavoro e vuol continuare a farlo e dall’altro chi è inviato a bloccare anche con la forza chi non rientra nelle regole imposte.

Dai social vengono però anche storie diverse, come quella riportata da Fanpage per cui una pattuglia di Carabinieri, chiamata a Napoli per un locale aperto (certo che sapere chi fa la spia, sarebbe interessante sociologicamente), dopo avere ascoltato la disperazione del titolare, non solo ha rinunciato alla forza, ma ha addirittura comperato del cibo da asporto ed è andata via.

Sostegno a chi vuole solo sopravvivere

A dare sostegno a questa protesta anche volti noti.

Esempio Gianluigi Paragone, eletto in Senato con i 5Stelle ed adesso autonomo con Italexit e che si è presentato nel locale del ‘leader’ di questa ‘rivolta’, Antonio Alfieri, di Sassuolo ma il cui cognome tradisce discendenze e sangue siciliano quasi certamente.

Poi il “sempre verde” Vittorio Sgarbi che ha visitato anche lui alcuni dei locali ‘ribelli’ e si è unito a loro nel messaggio forte che si vuole mandare al Governo Conte2 (ad oggi, 18 gennaio. Domani forse è Conte3)

Filippo La Mantia

Anche cuochi famosi, come il palermitano Filippo La Mantia, chef e oste, hanno dato la propria solidarietà. Alla ADN Kronos ha espresso la sua costernazione e forse anche la paura per un futuro più che incerto. “E’ un disastro anche a carattere emotivo, non solo economico. Vedere ogni giorno questi ragazzi che mi stanno accanto, energia sprecata, posti di lavoro buttati all’angolo, spazzati via. Buttati 25 anni di lavoro quotidiano, di sogni, di visioni. Io ne faccio una malattia, sono profondamente dispiaciuto e preoccupato”.

La Mantia ha deciso di chiudere uno dei suoi locali più prestigiosi, a Piazza Risorgimento a Milano. Sperando di poter aprire al più presto in un altro luogo.

“Rivoluzione gentile” si, ma la realtà è dura. Ristoratori ‘inaffidabili’ per le concessionarie auto

La situazione non è tranquilla anche se di certo non si immagina di arrivare ad uno stato di polizia tipo America Latina.

Se nel Sud la stagione estiva deve ancora partire e quindi si attende con speranza (non il Ministro) e difatti non si hanno notizie di ristoratori partecipanti al #ioapro5101, nel Nord degli impianti sciistici le cose sono oggi più serie ed il rischio di collasso economico e sommosse sociali non è latente.

Tanto che alcuni sindaci dei paesi della Val Camonica hanno scritto chiaramente al governo ed ai prefetti indicando che la situazione “sta mettendo a dura prova la tenuta socioeconomica del territorio. E c’è timore che si possa giungere a qualche iniziativa ai margini della legalità“.

Niente credito ai ristoratori

Una situazione pesante che pare sia pagata tutta dalla catena di valore del food con i ristoratori che stanno cominciando a diventare addirittura i reietti della società.

Un amico responsabile vendite di una nota casa automobilistica che preferisce l’anonimato, mi ha confermato che, pur un certo affanno, il settore “vendite auto” ha localmente tenuto.

Con meno vendite ma con strategie legate alle auto a ‘km 0’, i budget sono stati raggiunti.

Tiene sempre il motore termico (diesel e benzina), c’è un certo interesse per le ibride e qualcosa sull’elettrico.

Ma, ecco la sorpresa: si modifica la platea dei clienti.

La stragrande maggioranza dei contratti è stata fatta a dipendenti pubblici: su questa categoria, nessun dubbio sulla solvibilità.

Anzi, con il lock-down e lo ‘smart working’ hanno pure risparmiato, hanno pure avuto aumenti (+3% dall’ultimo contratto) e quindi hanno ‘investito’ comperando una nuova automobile. Tappeti rossi e felicitazioni in concessionaria.

A seguire, con un certo timore, da parte delle finanziarie di casa madre, il credito concesso a dipendenti di aziende private.

Ma più grosse erano le ditte, meglio era. Perchè la eventuale cassa integrazione poteva essere garanzia al pagamento della rata.

Chi è stato quasi del tutto escluso dalle pratiche di finanziamento è il comparto legato alla filiera Ho.Re.Ca. (Hotellerie.Restaurant.Caffè)

Ristoratori, pizzaioli, distribuzione di ‘food’, fornitori di ristoranti ed affini sono, in questo momento, ritenuti inaffidabili.

Le pratiche di finanziamento sono state in massima parte rigettate. Anzi, l’indicazione era proprio di non passare pratiche per categorie legate al mondo delle ristorazione.

Accanto alla Rivoluzione Gentile, i tavoli sindacali

La protesta #ioapro5101 non ha avuto largo consenso anche perchè le associazioni di categoria più rappresentative, esempio la Confcommercio con la FIPE (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) non ha partecipato alla protesta.

La nostra associazione – ci ha detto al telefono il responsabile regionale Sicilia ConfCommercio, Gianluca Manentiè più per una soluzione dei problemi che passi dal confronto e concertazione“.

Ciò non significa che non abbiamo fatto niente – ha continuato – perchè, chiariamolo, anche noi vogliamo che i ristoranti siano aperti. Non è immaginabile ancora una gestione stop-and-go che ci mette tutti nella più assoluta incertezza’.

Solo che noi vogliamo che sia fatto dentro le regole – continua Manenti – con un confronto tra interessi legittimi. Nei primi mesi del lock-down più stretto, esempio, è stato grazie al nostro intervento che si è scongiurato il pericolo legato ad un monte enorme di “assegni scoperti” rilasciati da molti esercizi e a rischio protesto visto che non potevano essere coperti per mancanza di introiti“.

Siamo poi attenti a ciò che accade negli uffici – continua. Ad esempio per quel che riguarda la Legge Commerciale, in iter presso il parlamento siciliano ma che abbiamo ‘scoperto’ quasi per caso. E di cui adesso vogliamo ragionare col Governo regionale: qui si parla di una legge che vincolerà il comparto per anni: come si fa a non parlarne con le categorie?”.

Gianluca Manenti

E per la ristorazione”, chiediamo?

Per la ristorazione – risponde Manenti non è immaginabile che il comparto sia additato come untore. Sfido chiunque a sostenere che dentro i locali non si sia il massimo del controllo, delle norme, dell’igiene. Ci hanno fatto spendere soldi in gel, distanziatori, mascherine, menù telematici.. ed ora ci impediscono di aprire e guadagnare? In questo modo non può andare avanti“.

Io da parte mia, per la Sicilia, quando ho saputo della zona rossa integrale, sono andato a Palermo per parlare col Presidente Musumeci per far presente che una tale situazione era insostenibile. Ho ricevuto promesse di un cambio

Ed è cambiato”?

Ancora no, ma non disperiamo. D’altra parte noi vogliamo aprire in sicurezza per noi e per i clienti. Anzi, le forze dell’ordine devono intervenire in quelle occasioni in cui queste norme non sono rispettate. Se il problema sono gli assembramenti, di certo non sono i ristoranti e le pizzerie dove si creano“.

Manenti vuole intendere sempre lo stesso problema indicato dal governo: gli assembramenti si creano fuori dai locali. Ed allora per evitarli, si chiudono i locali.


Settore Turismo – Schema di impegno spesa – Legge di Bilancio 2021

IMU 205.4 mln
Credito Imposta per Locazione 160 mln
Riqualificazione 200 mln
Regime fiscale cedolare secca 21% anno 2021
Sostegno aree santuari 10 mln
Investimento aree interne del Paese 100 mln
Ingressi gratis cittadini italiani iscritti Aire 1.5 mln
Fondi agenzie di viaggio 100 mln
Fondi PMI creative 20 mln
Formazione per guide “Turismo Esperenziale” 2 mln (due anni)
Fondo Città portuali 5 mln
Disposizione fondi da budget di Governo

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