Ristoratori: “Se chiudiamo noi, chiude lo Stato”

Le confusionarie politiche governative anti-covid, viste solo dalla parte dei virologi, stanno mettendo in serio pericolo la tenuta economica e sociale del Paese. I ristoratori la parte più colpita

PALERMO/ROMA – L’ultimo decreto del governo Conte2 (la vendetta?), che in Sicilia ha smarcato e reso inutile il decreto di Musumeci di qualche ora prima (vedi), sta facendo montare una protesta diffusa.

Che, a parte qualche degenerazione violenta di infiltrati non meglio definiti, è fatta di tanti imprenditori, oggi del settore della ristorazione e turismo in senso ampio, che si vedono decurtati del proprio lavoro e della fonte di guadagano.

Obbligare a chiudere alle ore 18,00, impedendo le ore di maggior guadagno a fronte di costi fissi intoccabili, significa, in sostanza dire: “non faccio un lock down, ti lascio aperto per un po’, così poi non ti lamenti e ti chiedo di pagare le tasse‘.

Una messa all’angolo che non prospetta nulla di buono.

Persino i proprietari dei locali in affitto, sentendo di queste politiche governative PD-5Stelle, hanno inviato solleciti di pagamento delle pigioni mensili proprio ‘annusando’ un calo di fatturati dei propri affittuari.

Bartolo Finielli, ristoratore ed imprenditore del settore, che che abbiamo intervistato, lo dice chiaro: “Se chiudiamo noi aziende, chiude lo Stato’


Video – Intervista:

  • a: Bartolo Finielli, imprenditore e ristoratore in Scicli
  • di: Maurizio La Micela /editor
  • data: 26 ottobre 2020
  • durata: 7’57”

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