Nuova Zelanda: è un esempio o no?

Mentre la Svezia passa per "cattivona" pur avendo messo fuori gioco il covid, la Nuova Zelanda assurge ad 'eroina' di questa guerra non dichiarata. Ma a che prezzo e per quanto?

La celebrazione del PM neozelandese. Il titolo di un giornale in lingua inglese dice: “Tanto di cappello per questa Donna”

RAGUSA – Non è che in questo periodo si possa parlare di tanto altro se non di covid, coviddi e corona virus.

Che, oltre tutto il resto, si sta dimostrando speciale nel demolire il turismo, ibleo e non che sia.

Presi di mira in maniera efferata, tutti i rapporti sociali in senso ampio sono considerati oggi fattore-causa di maggior contagio.

E le nuove direttive via dpcm avranno ancora come obiettivo i rapporti sociali, le vicinanze, lo scambio interpersonale.

E’ diventata la specializzazione di questo Governologo che riesce intelligentemente a capire cosa è ‘non necessario’ e quindi si può chiudere, interrompere, impallinare.

Un bar che resta aperto e da lavoro, è ‘non necessario’; una palestra che riesce anch’essa dare lavoro, è ‘non necessaria’. Un cinema, è ‘non necessario’. Discoteche e spettacoli che fanno muovere 200.000 artisti e persone, sono ‘non necessarie”. Parrucchieri, estetiste, saloni saranno ‘non necessari’ tra poco.

Ancora “più confusi che persuasi”

Di fatto, del e sul corona virus, non si capisce davvero niente.

Il racconto ufficiale a reti unificate, ha con semplicità trasformato i ‘contagiati‘ in “deceduti“.

Se a marzo 2020 l’allarme era per i ‘deceduti’ giornalieri, oggi i giornali hanno virato, con ciò divenendo virali, nel “contagiati = morti”.

E se salgono i ‘contagiati’, sale l’allarme sociale, politico e tutto il resto.

Lasciamo stare l’analisi, certamente marginale e non da comitato scientifico fatta qui qualche giorno fa, che a noi pare sostanzialmente immutata e che, comunque, è sempre online.

Nuova Zelanda: come ti ammazzo (anche) il virus

L’attenzione invece è oggi su un Paese, la New Zealand, che è stato esaltato e raccontato come il primo che ha ‘sconfitto’ il Covid.

La Svezia, la prima ad avere messo sotto controllo il coviddi, passa per cattivona perchè non ha fatto nessun lock-down per cui è fuori dalla competizione.

Jacinda Arden

Il merito, in NZ, è stato dato alle politiche messe in atto dal PM, Jacinda Arden.

Stretto lock down, migliaia di multe, blocco degli ingressi dall’estero, quarantene a tinchitè.

Vero che si parla di 5.000.000 abitanti (e 15.000.000 di pecore) in uno spazio sterminato, il che ha reso più facile le cose.

Queste politiche però, si dice, siano state accettate dell’82% circa dei neozelandesi (sondaggio Agosto 2020). E probabilmente dal 100% delle pecore.

Un successo tale che ha trascinato lei ed il suo partito, il Labour Party (la Sinistra), alla recente vittoria elettorale con il 49% dei suffragi, ritenuto esaltante.

Economia in caduta libera

Certo, il tutto è stato fatto mettendo direttamente ko l’economia con il PIL nazionale, la ricchezza, scesa del -12,2%.

La disoccupazione dal 4.2% è vista andare in una forbice tra il 17 ed il 25%.

Nell’ ‘accomodation and food and beverage“, servizi che stanno attorno al turismo, la contrazione è del 47.4%, 38.7% nei trasporti e logistica, 25.8% nelle costruzioni.

A Marzo con il -54% di visitatori, sono partiti i licenziamenti dalle compagnie aeree, delle società di costruzione, degli alberghi e pure dei camping per caravan.

Ha pure chiuso Sport Radio, visto che lo sport è stato bloccato.

Niente di strano, a dire il vero. Tutto il Mondo, chi più chi meno, ha dovuto fare i conti con il restringimento della produzione e servizi che numerano il PIL.

Una bella “muraglia zelandese” è l’esempio?

Ma il ‘problema’ sta, soprattutto, nel modo con cui la NZ ha “combattuto” e che vorrebbe essere il modello per il Mondo: ha chiuso tutto e tutti e si è isolata.

Il primo caso lo hanno recepito il 28 febbraio e già il 19 marzo, per San Giuseppe, hanno chiuso i confini. Il 25 Marzo, lock down nazionale. Dal successivo 10 Aprile, quarantena obbligatoria per i cittadini in arrivo dall’estero.

Tra chiusure e parziali aperture, sono andati avanti con l’ambìto ‘distanziamento sociale’ fino a Giugno.

Oggi, le frontiere sono ancora a stretto controllo.

Se questo le ha fatto ‘vincere’ il premio di più brava della classe, e forse qualcuno guarda con ammirazione, bisogna però capire che adesso è sostanzialmente isolata dal Mondo.

Perchè nel Mondo il virus circola e, quasi certamente, circolerà per sempre. Il Sars_CoV2 assieme a tutti gli altri Sars e virus.

Lasciamo perdere il vaccino che non si sa se arriva, quando arriva, se serve, se funziona e mille altri ‘se’.

La Nuova Zelanda che fa, nel frattempo? Si fa un bel muro attorno, il “New Zealand Wall” per non fare entrare ed uscire nessuno?

Verginità “virussoria”

La NZ ha una una delle economia più globalizzate, con un import/export enorme.

La sua industria è ‘residuale’ (solo il 16.5% del PIL) mentre conta sul commercio estero in maniera preponderante.

Tanto è forte tale legame che nel 1973, quando il Regno Unito entrò nella CEE/EEC (la ‘mamma’ della UE) e la Nuova Zelanda perse il ruolo di “partner privilegiato”, fu uno schock economico enorme.

Ecco quella che sembra allora una ‘vittoria di Pirro‘, che vinse ma al prezzo della disfatta del suo esercito.

Perchè adesso che i nz sono ‘free’, che fanno, si danno alla autarchia? Bloccando l’ingresso e l’uscita per essere orgogliosamente ‘free virus’, l’economia andrà allo sconquasso.

Anche un solo visitatore che sfugge a termometri, scanner, quarantene, ecc ecc, può far ripartire e perdere ai kiwi la orgogliosa e sbandierata “verginità’ virologica“.

Già quando la circolazione del virus nazionale sembrava sotto controllo, due signore provenienti dal Regno Unito e forse sfuggite al controllo, hanno riportato la ‘infezione’.

Secondo l’ipotesi di ‘esperti’ per cui il virus può persino viaggiare nelle confezioni dei cibi congelati, Business Insider ha indicato come in di 34 casi di covid in NZ, possa essere stato appunto imputato a tale ‘fattore’.

Visto che è indubbio che il virus rimarrà con noi, è evidente che tale politiche restrittive e distruttive non possono essere considerate valide.

Non è che diventando ‘autarchici‘, i kiwi, risolvono il problema. Vabbè che c’hanno 15.000.000 pecore. Ma nel 1966 quando il prezzo della lana crollò, nel settore la disoccupazione fece un balzo del +131%.

Se il commercio mondiale si ferma, se i negozi li fanno chiudere e non si comprano più maglioni, che ci fanno con le pecore?

Al massimo, ci possono fare gli arrosticini abruzzesi.

Convivenza senza “terrorismo” e paranoia

E’ la convivenza lo scenario che si deve invece intraprendere.

Da un lato rafforzando la Sanità nei presidi dove serve, eliminando gli sprechi, le forzature, le strozzature.

Dall’altro però non rifuggiandosi nel quieto ‘non scegliere‘ proto-dittatoriale del bloccare la vita degli altri, gli affetti degli altri, il lavoro degli altri.

L’allarme e lo strangolamento sociale paiono del tutto inappropriati. Per la qualità e gli effetti di questo virus.

La spasmodica ricerca del fattore R=0, cioè di contagi ‘Zero’ che sta strozzando il Mondo è minacciando i suoi abitanti, è una corsa folle.

Da più parti gli esperti, i meno televisivi a dire il vero, indicano che la Vita dovrà essere convissuta con anche questo virus.

Che pare avere sempre meno intensità.

Da sempre, esempio, si ‘combatte’ se il covid abbia o no lo stesso tasso di mortalità dell’influenza.

Beh, il dott. Anthony Fauci, ritenuto er mejo a livello mondiale ad un convegno disse: “The flu has a mortality rate of 0.1 percent. This (il covid) has a mortality rate of 10 times that. That’s the reason I want to emphasize we have to stay ahead of the game in preventing this“, cioè che il tasso di mortalità dell’influenza è dello 0,1% mentre quello del covid è 10 volte più forte. Da cui la necessità di stare attenti.

Ma se fai 10×0.1 si ottiene 1. Il Covid ha quindi un tasso di mortalità dell’1%. Certo alto, ma nulla a che vedere con il terrorismo che spruzzano sul rischio di contagiarsi.

Gli stessi scienziati hanno trovato un accordo su un tasso tra lo 0.65 e lo 0.68% (fonte: Bloomberg).

La Mers, l’epidemia del coronavirus “mediorientale”, in tutto ha registrato 2494 casi con 858 morti, con un tasso di letalità del 34,4%. La più nota epidemia Sars in due anni ha fatto 8096 casi con 774 morti, con un tasso di letalità del 9,6%.

Il virus Ebola, la cui epidemia in corso in Congo è tutt’ora un’emergenza internazionale di salute pubblica dell’Oms, ha un tasso di letalità stimato intorno al 50%.

E l’influenza stagionale? La letalità stimata per l’influenza stagionale è inferiore all’uno per mille. Per quest’anno in Italia sono attesi 7 milioni di casi (sotto gli 8 milioni del 2018-2019). Durante la settima settimana della sorveglianza del 2020 – avverte il sito Epicentro dell’Istituto superiore di Sanità – «sono stati segnalati 157 casi gravi di cui 30 deceduti». (fonte: Sole23Ore)

Vale la pena per tutto ciò creare uno sconquasso nazionale ed internazionale, seguendo linee guida di chi ha nella ultra specializzazione il suo maggior problema, ovvero il non vedere l’intero quadro sociale?

Probabilmente no. A parte mantenere le poltrone, ovviamente.

Convivere senza il terrorismo mediatico, senza nominati incapaci, sceriffi di cartone col lanciafiamme, proteggendo chi ha bisogno.

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