Il ‘turismo’ cerca di organizzarsi. Con strategia e sinergia

Il Master Plan, quello che dovrebbe descrivere la strategia di sviluppo turistico per la zona iblea per i prossimi anni, ha fatto un passo avanti. Coinvolti un centinaio di imprenditori, adesso si aspettano i risultati di questo incontro

MODICA – Altro passo verso la definizione del ‘Master Plan’ per il GAL, il Gruppo di Azione Locale ‘Terra Barocca che ha come mission far evolvere il turismo locale da una attività imprenditoriale casuale ad una più organizzata e manageriale.

Il passo ulteriore è stata una riunione aperta ad oltre un centinaio di operatori del settore turistico per sottoporre e vagliare insieme le prime tracce di strategia delineata dagli uffici del GAL.

Una riunione stressata dalla ‘norme anticovid’ con mascherine per 5 ore, tavoli troppo ampi per discutere e che hanno creato un brusio di fondo fastidioso.

Ma diversamente non si poteva fare.

Numeri e dati per cercare la via

Tanti i dati statistici ricavati da una serie di interviste ed analisi e che sono serviti per tracciare il ‘profilo’ del turista medio nell’area.

Così si è visto che, tra le destinazioni, 1^ è Ragusa, seguita da Modica e poi Scicli, con questo sostanzialmente confermando la sensazione delle presenze turistiche. Segue poi Ispica e chiude Santa Croce Camerina.

La classifica cambia invece quando di parla di ‘stranieri‘, con Ragusa e Modica ancora i primi posti, seguiti da Santa Croce, Scicli e Ispica. Forse in questo caso influisce sensibilmente quello che è definito ‘turismo di ritorno’, ovvero emigrati che per le vacanze tornano ‘al paese’.

Classifica per arrivi

Ragusa: 160.000 arrivi

Modica: 64.000 arrivi

Scicli: 20.600 arrivi

Santa Croce C: 13.053 arrivi

Ispica: 10.397 arrivi

In ogni caso, l’area del GAL con Ragusa, Modica, Scicli, Ispica e Santa Croce Camerina copre circa il 96% di arrivi turistici dell’intera provincia di Ragusa (oggi Libero Consorzio).

La presenza è soprattutto di Siciliani con presenza di stranieri particolarmente da Francia, Germania, Regno Unito, Usa, Australia e Canada.

Ma la ‘base dei dati’ (non la abbiamo completa perchè ancora non sono stati rilasciati le analisi metriche effettuate) serviva sostanzialmente a delineare quale offerta esiste per tale domanda.

E, soprattutto, che tipo di adattamento/miglioramento fare per intercettare la domanda latente, creare un interesse maggiore per il territorio e, quindi, più ‘economia turistica’.

Turismo esperenziale über alles

Alla fine, forse non senza molta sorpresa, è il ‘turismo esperenziale‘ che ha avuto la palma della vittoria.

Ovvero quel turismo che ormai non offre solo il ‘bene turistico’ ma deve integrare anche una esperienza che sia positiva per chi ne usufruisce.

Non è una concetto nuovo, nel senso che ormai tutto è ‘esperenziale’: lo shopping è esperenziale; una relazione deve essere ‘esperenziale’; comperare una macchina deve essere ‘esperenziale’.

Pure lo shopping online deve essere ‘esperenziale’.

Ovvio che il turismo non può sfuggire a questo trend che, comunque, si rivela oggi vincente.

Il barocco e gli altri ‘tematismi’

E l’esperienza per la zona iblea del Gal parte dal barocco, forza e caratterizzazione, per scendere giù verso altri ‘tematismi’, come il prof Platania, coordinatore dell’evento assieme al direttore del Gal Occhipinti, hanno delineato.

In una ipotetica piramide dei valori al vertice sta appunto il barocco, sostenuto dai ‘tematismi’ natura/mare/cibo a loro volta supportati dal tranquillità/accoglienza/agricoltura/folklore.

Il tutto per creare quello che è il ‘prodotto turistico’, ovvero quel mix ‘esperienziale’ di prodotti e servizi.

Il team del GAL che ha elaborato questo plan era coordinato da Marco Platania e composto da Nicola Cerpelloni, Francesco Lucifora, Benedetto Puglisi e Simone Tumino.

Marco Platania, il docente di UniCt, coordinatore dello studio del Gal

Scelto lo ‘slogan’

Tra le prime decisioni, il ‘claim’, ovvero la parte più evidente del messaggio pubblicitario veicolato spesso graficamente.

Pare infatti deciso il ‘motto’, per dirla malamente all’italiana, che coordinerà l’offerta turistica iblea.

Sarà “Enjoy Barocco – sicilian experience” da declinare ancora come colore e grafica.

Enjoy‘, vocabolo inglese, chiarisce perfettamente l’idea del ‘aver piacere a’, ‘godere di’. Il che, in uno con barocco, chiarisce altrettanto bene che da noi il piacere è nel “barocco”, termine italiano comunque ormai compreso anche all’estero

Dalla fine del Seicento, l’aggettivo francese baroque, tratto dal portoghese barroco (irregolare, riferito alla forma della perla scaramazza), acquisì il senso generico di «stravagante», «bizzarro». (fonte: Treccani)

Il ‘pay off‘, ovvero la ‘promessa’ è invece la ‘sicilian experience‘, in cui ovviamente il termine Sicilia serve a determinare geograficamente dove si è e cosa si farà: “esperienza in cose siciliane“.

E’ una buona creazione. L’unica cosa è che forse orientata in maniera preponderante verso il mercato straniero, anglosassone.

Provate, senza guardare, a scegliere la parola giusta: engjoy, enyoj, enjoj, enjoy, enjioy.

Sarà difficile da usare per gli italiani. I francesi manco ci proveranno. Ma alla fine, Google, aiuterà comunque tutti.

Dal dire al fare

Quello che adesso si dovrà fare, è trasferire queste interessanti – e forse mai approfonditamente effettuate – analisi all’interno di un contesto imprenditoriale.

Una cosa spesso tentata dalle nostre parti, specie con l’agricoltura e le ‘cooperative’, anche ben finanziate ma svanite dopo poco.

Anche nel turismo, tanti sono i ‘loghi’ che individuano idee che poi muoiono, la maggior parte, a pochi metri dall’inizio del cammino.

In effetti, fino’ggi, il turismo come ‘offerta turistica’ è andato un po’ a casaccio, forte di una natura e paesaggi invitanti ma troppo spesso affidandosi al caso ed alla fortuna.

Come fu, esempio, per qualche anno quando il terrorismo internazionale dirottò milioni di turisti del nord Europa verso l’Italia piuttosto che, esempio, Egitto e Mar Rosso.

O come quest’anno in cui le soffocanti politiche governative sul covid hanno suggerito di stare in vacanza senza andare lontano dall’Italia e la Sicilia ne ha beneficiato, zona iblea soprattutto.

Una sorta di cabina di regia con questo approccio dal basso-verso-l’alto potrebbe essere davvero interessante per avere quel sostrato teorico e di programmazione coordinata utile e forse necessaria.

Spazio per ulteriori analisi

E’ probabile che altre analisi saranno fatte. Ad esempio sull’apporto di strutture in infrastutture del territorio.

Per esempio, nel turismo può trovare spazio la OTI, la Offerta Turistica Integrata che è l’offerta dei servizi turistici vista nel complessivo.

OTI = f (ospitalità alberghiera + attrezature + strutture + infrastrutture + prezzi + …) più tutto quello che può essere offerto da un territorio.

Tale funzione è stata definita una ‘funzione di minimo‘, ovvero con il valore finale f= condizionato dal valore minimo di uno dei suoi fattori.

Se, esempio, si hanno i migliori alberghi, il più fantastico mare ma le strade sono impervie e malridotte, il risultato f tenderà ad abbassarsi.

O fantastica natura, splendide strade, aeroporto facile ma poi prezzi particolarmente alti: anche questo potrebbe creare una distorsione nell’offerta.

Ecco allora forse anche la necessità dare un’occhiata al complessivo del contesto: non per cambiare tutto assieme, ma per avere contezza di quel che servirebbe per avere un risultato di massimo e non di minimo.

Ma la strada della ‘professionalizzazione’ del settore turistico locale potrebbe essere tracciata.


VIDEO

Interviste:

  • prof Marco Platania, UniCt e coordinatore del GAL ‘Terra Barocca’
  • Mariangela Destro, imprenditrice di ‘Spaccafood’ Ispica
  • Carmelo Muriana della associazione ‘Rumori di Storia” di Ispica
  • A cura di Maurizio La Micela /editor turismoibleo.com
  • Durata: 9’30”

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