Referendum: votare NO

Un referendum demagogico, anche "stupidotto". Ultima arma populista di una compagine politica che ha perso completamente credibilità. E vuole risollevarsi buttando polvere negli occhi della gente

ITALIA – Domenica e lunedi si vota. Forse anche ‘finalmente‘ perchè la democrazia che si esplica attraverso il voto popolare è il sistema di governo delle nostre vite e della nostra società.

E sospendere questo esercizio per virus o dpcm vari, è pericoloso: possono prendere gusto ad un “governo irresponsabile”.

Praticamente tutti i partiti sono per il SI anche se per uno si tratta quasi di vita o di morte (politica)

I partiti sono per il SI? Allora votare NO è meglio

Questo è il primo aspetto: votare NO significa essere in disaccordo con i partiti.

Quei partiti che tutti noi più o meno accusiamo di essere casta, lontani dalla gente, affaristi e tornacontisti, corrotti.

Ottima occasione per far valere il nostro potere. Con il referendum è il Popolo che torna ad appropriarsi del diritto al governo, il governo democratico nato in Atene come “governo diretto del Popolo”.

Poi, per questioni di numero di popolazione, il governo diretto è diventato ‘rappresentanza politica’ attraverso le elezioni periodiche.

Ma il referendum riporta all’origine, alla gestione da parte del Anthropoi, il ‘demos’ (popolo) al potere.

E benchè i partiti cerchino di orientare il voto anche nei referendum, non è la prima volta che la “gente” vota contro le indicazioni dei partiti.

Fu fatto, grande esempio, con il divorzio (1974) in cui la stragrande maggioranza dei bigotti politici voleva incapsulare la scelta “civile” del matrimonio dentro le pratiche “religiose”.

I grandi partiti, il più grande di tutti, la DC con ovviamente la Chiesa schierata, chiedeva il SI.

Beh, la gente, la popolazione che magari votava DC alle elezioni ed andava in chiesa la domenica, votò in massa per il NO (quasi 20.000.000 di persone), facendo intendere chiaramente che i partiti ed i loro interessi sono una cosa, il Popolo e la sua sensibilità tutta un’altra.

La rappresentanza è fondamentale in democrazia

Oggi il referendum è chiamato sul mantenere il numero dei parlamentari o diminuirlo.

E purtroppo in tanti pensano sia meno importante. Tanti magari pensano di non andare a votare.

Ma è assolutamente sbagliato, perchè in ballo è quel concetto di governo della nostra Vita fatto oggi tramite la Rappresentanza Politica.

Il referendum chiede di confermare (SI) o rigettare (NO) la riduzione del numero dei parlamentari con il passaggio da 630 a 400 seggi alla Camera dei deputati, da 315 a 200 seggi elettivi al Senato.

Anche se lo dimentichiamo ciò che ci circonda, dalle leggi alle norme, dalle tasse agli autovelox, dalla burocrazia asfissiante al Futuro, viene dal quel luogo: il Parlamento.

Ed a meno di non volere leggi fatte in favore di pochi, distorte, malanno per la società e gli uomini, tanto deve essere il controllo, tanta deve essere la conoscenza, tanta deve essere la capacità.

E secondo voi, diminuendo il numero di chi va a Roma, a rappresentarci, tale capacità aumenterebbe?

O piuttosto ci sarebbe un bella concentrazione nelle mani di pochi che possono più facilmente fare quel che vogliono?

La vita politica è seriamente complicata e complessa

Seguo su Telegram il sen. Bagnai. Uno passato praticamente dal PCI alla Lega. In teoria ha visto le cose da qui e da la: in termini di informazione, lo spettro più ampio.

L’interessante di Bagnai è che, a parte la ampia competenza in economia, la capacità di raccontarla a volte in maniera aulica (ma è il suo vezzo), fa vedere praticamente il dietro le quinte del Senato (la sua Camera), il lavoro incredibile legato alla discussione di norme e leggi.

Tremendi faldoni di migliaia e migliaia di pagine (sul serio), con norme, rimandi, note, appunti, considerazioni.

Un dedalo mentale in cui bisogna essere bravi a non perdersi e davvero dotati per dare il proprio serio contributo.

Diminuendo chi ci rappresenta ci sarà davvero maggior comprensione dei fatti, miglior analisi e migliore legislazione per rendere la nostra vita più semplice? Non penso proprio.

Sarà eletto il ricco o il mafioso

Il problema non è alla fine la quantità ma la qualità di chi va in rappresentanza.

Che senso ha diminuire la quantità se poi la qualità non ha correttivi? Avere meno deputati da eleggere eleverà e/o modificherà la loro qualità’? Assolutamente no. Anzi, forse il contrario.

Primo, perchè i candidati sono decisi dal centro, dal ‘segretario’. E lui può mettere chi vuole, dal cugino di turno al portaborse fedele.

Con meno posti disponibili, maggiore sarà l’ubbidienza e la fedeltà richiesta al centro del potere, alle pratiche politiche. Al servilismo per avere ‘il posto’. Quindi l’utile idiota al servizio del suo personale progetto politico.

Ma poi, peggio se pensiamo alla regioni del Meridione, alla Sicilia: un minor numero di candidati sarebbe ancora e molto di più manovrabile dal malaffare, dalla mafia.

Che può imporlo con violenza, con minacce. Nel sottotraccia di questa vita, la fogna del malaffare scorre imperterrita nei più alti luoghi. Basta leggere le relazioni antimafia.

E può farlo con il denaro: una campagna elettorale costa migliaia di euro. Ed in un più ampio collegio, costa ancora di più. Costa centinaia di migliaia di euro.

Ed allora chi potrà andare a fare il deputato o il senatore? O il ricco o il colluso con la mafia. Tertium non datur.

Un caffè al giorno risparmiato

L’unico ‘valore aggiunto’ evidenziato dai propugnatori del SI al referendum (sostanzialmente i soli 5 Stelle: gli altri partiti pare dicano si ormai perchè hanno votato demagogicamente SI in parlamento), è l’esaltato ‘risparmio dei costi’.

Questa pare l’unica cosa importante. Rappresentanza, competenza, impegno sono all’angolo.

Chi ha fatto i calcoli, parla di una cinquantina di milioni di questo famoso e famigerato risparmio: circa 1 caffè al giorno.

In generale, però, il tema del risparmio non può essere sottaciuto.

Solo che è chiaro che diminuire di un caffè al giorno il costo della rappresentanza del Popolo, è paranoico se commisurato ad altri folli centri di spesa di questa pubblica amministrazione.

“Stipendio” parlamentari intoccabile, vero?

Il primo, senza dubbio, l’emolumento dei parlamentari. Non lo chiamo ‘stipendio’ perchè quello deve essere riservato a chi lavora.

Se fai politica, non professionista nel senso di Max Weber, allora tu non sei stipendiato ma hai un rimborso per il tempo che dedichi alla comunità.

Deve essere sostanziale, importante, certo. Deve servire ad attrarre anche così le migliori menti del Paese.

Ma un rimborso può essere di 15.000 – 20.000€ al mese? (non sono mai riuscito a capire con certezza quanto è perchè pare fatto proprio per non farlo capire).

Può un deputato e senatore andarsene a casa con quasi 250.000€/anno x 5 anni versando in banca alla fine ben 1.250.000€? (motivo per cui non scioglieranno mai le Camere anticipatamente)

E’ troppo. Pur se la funzione deve, appunto, essere ben pagata per attirare i migliori, i più intelligenti, i meglio preparati. E non, come in questa tornata, tanti ‘miracolati scappati di casa‘: 250.000€/anno sono davvero troppi.

Il Presidente della Repubblica USA, uno che praticamente comanda il Mondo e c’ha anche il modo di farlo saltare in aria, prende 400.000$/anno, (circa 340.000€).

Ma di diminuzione degli emolumenti, “Ssshh…silenzio, parla Agnesi”.

Alla fine, sarebbe come se, in una squadra da 11 con una certa spesa, il direttore generale dicesse: ‘Ragazzi, stiamo spendendo troppo: invece di 11, da oggi in poi, scenderete in campo in 9. E dovete vincere‘.

Non sarebbe più logico diminuire la spesa per stipendi dei giocatori?Qui lo si capisce meglio, no?

E che dire dei centri di spesa milionari tutt’ora in vigore?

In Italia sono oltre 1.500.000 coloro che vivono ‘di politica’. I metalmeccanici, quelli che con la fatica ci convivono, sono 1.800.000.

Non solo i politici centrali ma centinaia di amministrazioni locali, decine e decine di ruoli e funzioni per burocrati di Stato, portaborse. I membri delle quasi 8.000 società di diritto pubblico che si collegano ai comuni.

In Sicilia, ad un certo punto, ci furono 27 ATO per la raccolta dei rifiuti: 27 posti per dirigenti, amministratore, consigli di amministrazione. La Commissione Regionale Antimafia li ha evidenziati come inutili poltronifici costati migliaia di euro.

Ecco. I milioni e milioni di euro devono essere risparmiati in questa cancrena fatta di dedali di denaro pubblico bruciato nel malaffare. Sono qui davvero quasi miliardi di euro.

Ma questo non si tocca.

Anzi, se Di Maio dei 5 Stelle è il propugnatore capo della diminuzione della rappresentanza parlamentare e il suo Ministero (il secondo, il primo lo ha cambiato avendo competenza ubiqua) spende quasi un milione di euro l’anno in ‘consulenze’ pare date ad amici e conoscenti, di quale risparmio si parla?

E’ evidentemente demagogia della sopravvivenza.

E’ chiaro che bisogna votare NO

Insomma. E’ chiaro che il risultato della diminuzione dei parlamentari è di davvero bassa demagogia, inutile dal punto di vista del risparmio, pericolosa per la rappresentanza dei territori e delle popolazioni: il tutto può cadere nella mani più impensate portando a veri disastri.

Certo, non è che come ora sia il paradiso. Ma la cosa da salvare, su tutto, è la costante e concreta possibilità che il Popolo, nel nome di cui il Potere viene esercitato, sia meglio è più rappresentato.

Avere un adeguato numero di Rappresentanti Eletti, di qualità, di coloro che portano a Roma le esigenze del territorio senza passare da ulteriori mediazioni (consigli provinciali, regionali, europei) è di fondamentale importanza per non avere sempre più sul collo un Potere lontano, spasmodico, deciso da pochi a Roma.

Che magari poi fanno riferimento ad ancora più lontano: a Bruxelles.


Testo del quesito referendario

«Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari”, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – Serie generale – n.240 del 12 ottobre 2019?»

L’articolo 138 della Costituzione non prevede un quorum di partecipazione per il referendum costituzionale e dunque la legge sarà promulgata se sarà approvata dalla maggioranza dei voti validi indipendentemente dal numero dei votanti

ANDATE A VOTARE

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