Affitto estivo: quando è “attività imprenditoriale”?

Quando e come pagare le tasse sull'affitto estivo? Si, perchè in molti lo dimenticano, ma anche su questi redditi lo Stato vuole la sua fetta

RAGUSA – Riportiamo una interessante nota tratta da informazionefiscale.it e relativa al trattamento da parte della Agenzia delle Entrate dei proventi da affitto estivo.

Quello dell’affitto stagionale è un grande capitolo dello sviluppo turistico locale, capace di ‘mettere a reddito’ ciò che durante gli anni ’70 e ’80 è stata la “corsa al mattone” a volte senza seguire i dettami di legge che, altrettanto a volte, non c’erano o erano confusionari.

Questi ‘volumi’, come li chiamo gli architetti, sono ora diventati ‘b&b’, case-vacanza e affitti stagionali capaci di dare un impulso fortissimo al settore turistico.

Cedolare secca al 21%

Ma bisogna cercare di fare le cose nel modo giusto anche dal punto di vista del trattamento fiscale e contribuitivo al sistema delle entrate italiane.

In particolare, la norma indica in una ‘brevità’ dell’affitto (meno di 30 giorni per contratto), la non attività imprenditoriale. Ci sono poi normative regionali più o meno definite che stabiliscono, esempio, il periodo di ‘vacanza’ ovvero di giorni di non affitto, nell’arco dell’anno

Nel caso del B&B esempio, ovvero di ‘letto e colazione’, il redditto ricavato è ‘integrativo’ del reddito familiare o anche “reddito diverso occasionale” e non contribuisce al computo della dichiarazione dei redditi secondo quanto statuito dall’art 67 c)i del TUIR, il Testo Unico sulle Imposte e Redditi.

Secondo il ‘Decreto Crescita’ in vigore dal 30 giugno 2019, però, gli affitti brevi sono soggetti ad una cedolare secca del 21% con l’obbligo di un ‘codice identificativo’ per ciascuna struttura da riportare persino negli annunci nei portali.

E proprio con i portali – da Airbnb in poi – si è avuta una ampia ‘battaglia’ con il legislatore che richiedeva agli stessi portali di agire come ‘sostituto di imposta’ trattenendo il 21% del prezzo pattuito da poi girare all’Erario.

Cosa che AirbnB e gli altri, fin’oggi, pare non abbiano fatto.

Non importa ‘quante’ case ma che ‘cosa’ gli dai

Per tale norma, non vale il numero di abitazioni che vengono rese in locazione.

Come indica l’articolo, la richiesta di chiarimento è stata fatta alla Agenzia delle Entrate rispetto ad un soggetto che possedeva diverse abitazioni da affittare.

La domanda era se il ‘numero’ di affitti poteva indicare l’assoggettamento ad una particolare tassazione.

La risposta dell’Agenzia, che riportiamo qui, indica che: “Allo stato attuale, pertanto, in applicazione dell’articolo 55 del TUIR, deve ritenersi che l’attività di locazione produca redditi d’impresa e non redditi fondiari soltanto qualora la stessa sia organizzata in forma di impresa, a nulla invece rilevando il numero delle unità immobiliari locate

La cosa cambia infatti se, oltre all’alloggio, vengono forniti servizi integrativi per gli ospiti se non quelli ‘a servizio’ dello stesso alloggio: elettricità, gas, acqua.

L’esempio tipico è la fornitura di pasti, noleggio auto o mezzi, gite turistiche a pagamento.

In questo caso, secondo la AG.E, si ha il passaggio da attività occasione ad attività imprenditoriale organizzata, con il relativo cambio di regime di tassazione.

La questione, come sempre quando si tratta di tasse in Italia, tende al complesso. L’aiuto di un consulente esperto del settore, è quindi fondamentale.

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