“U Gioia”: festa popolar-religiosa. Ma i “portatori” stiano al loro posto.

Una serata per presentare l'associazione 'Portatori di Gioia' ed un po' di 'mondo' che appartiene a questa festa popolar/religiosa. Dove il "conflitto" tra popolare e religioso è sempre presente

SCICLI – Presentata, nel chiostro della Chiesa del Carmine di Scicli, la neonata associazione ‘Portatori di Gioia’.

Un evento rimandato, come tanti altri, dalla scorsa Pasqua 2020, causa le politiche governative restrittive legate al Covid_19 e che alla fine si è potuto organizzare pur con il leit-motiv del ‘distanziamento fisico‘ e mascherine alla bisogna.

Piuttosto ampio il parterre dei relatori, che si è peraltro sgranato lasciando libere le sedie sul palco, man mano che la serata si è dipanata.

Serata “sciclitana”

Un momento praticamente ‘riservato’ ai locali, agli sciclitani.

Perchè il turista che fosse arrivato nel chiostro seguendo la banda ‘Ottavio Penna‘ che ha attirato nel cortile i curiosi celebrando l’orgoglioso inno della Città, ‘U Gioia’ appunto, non avrebbe capito di cosa si stava parlando: di una statua, una festa, di opere d’arte, di chiese, di musica. E’ mancata una spiegazione sul cosa fosse incentrata la serata.

Ma forse non sarebbe stato facile, peraltro, far capire l’intimità e gli intrecci emotivi di una festa nazional/religioso/populista che ha una sua specificità localistica davvero imponente e non facile da trasmettere.

Pur nella diversità delle manifestazioni religiose e folkloristiche pasquali dell’ “orbe cattolico“, il Cristo Risorto di Scicli si staglia davvero diverso tanto da attirare l’attenzione anche di ‘vip’, come è stato il musicista Vinicio Capossela, peraltro citato durante la serata.

Nati da un WhatsApp

Accanto alla presentazione del gruppo dei portatori, con il ricordo da parte del presidente Peppe Zisa di come “tutto è partito da WhatsApp” di un ‘gruppo’ di amici/portatori, anche l’intervento del vice-sindaco Riccotti che ha ricordato come Scicli abbia presentato la candidatura a Città della Cultura 2022 proprio utilizzando lo ‘slogan’ di ‘Città della Gioia‘.

Nota interessante anche quella di don Ignazio La China che ha ricordato come con le Milizie e San Giuseppe, “u Gioia’ sia il trittico, la trinità terrena specifica di questa città.

Il racconto di Daniele Assenza, lo scultore che ha regalato una statua a dimensioni reali del ‘Gioia’ scolpita in due anni

La relazione conflittual-religio-popolare di una festa

Nel trascorrere un po’ monotono della serata, un po’ di ‘pepe’ lo ha sparso don Antonio Sparacino, giovane e motivato parroco della Chiesa di Santa Maria la Nova, ‘casa’ del Gioia.

Un intervento, poco notato sul parterre ma che ha invece provocato commenti tra i “portatori” presenti al chiostro, in cui la manifestazione popolare è stata fortemente ridimensionata nei confronti dell’aspetto prettamente religioso del Giorno di Pasqua.

Una relazione ‘conflittuale’ questa, ovviamente ‘folkloristico-conflittuale‘ che fa parte ormai della tradizione in cui la parte prettamente religiosa della giornata è messa fortemente in ombra dall’esplosione di ‘gioia’ nazional/popolare.

Che si incarna nei movimenti anarchici della Statua durante non una semplice traslazione, ma una vera e propria passeggiata potente tra le vie della Città.

Da sempre il ‘conflitto‘ è, infatti, tra il Venerabile, ovvero l’ostensione del Corpo di Cristo alla Città in una composta processione prodromica ed il ‘Gioia’ cioè il successivo balzo possente della statua che si muove spinta in tutte le direzione da una ‘fede’ spesso più ricercata che presente.

Video: Il gioia visto dalle spalle dei portatori

Di questa relazione ha parlato padre Sparacino, mettendo in evidenza come il nucleo vero sia il Venerabile, “l’originalità della festa di Pasqua con buona pace di chi non considera quella processione“.

E che, ove la statua un domani non dovesse più uscire, nulla cambierebbe per la dimostrazione della fede cattolica legata al giorno di Pasqua.

Pur se ha riconosciuto che il sottrarre uno dei due aspetti potrebbe, potenzialmente, diminuire anche il valore dell’altro.

E’ parso, questo intervento che ha tentato di smontare persino un’altra icona locale, lo scrittore Elio Vittorini, una sorta di ridimensionamento di quella importanza che l’aspetto folkloristico del Cristo Risorto ha acquisito nei decenni rispetto la formalità ‘credente’.

Padre Sparacino (sx) con padre La China (dx), decano dei preti della città e fine conoscitore della Storia e della Tradizione popolare.

Non è una novità e, probabilmente, è anche il rispetto dei ruoli che impone una tale evidenziazione.

Sparacino è infatti commissario della Confraternita di Santa Maria La Nova, la storica confraternita depositaria religiosa della manifestazione che padre Sparacino ha ringraziato per “avere mantenuto la festa nell’arco degli anni“.

Fatto sta che è sembrato un j’accuse leggero ma pizzicoso da parte di un religioso rispetto alla massa dei circa 150 i portatori dell’associazione, con il messaggio di non allargarsi troppo.

Ove colta, sul palco, una tale notazione importante avrebbe potuto dare vita ad un interessante dibattito laico-religioso proprio su questo aspetto fatto di Tradizione e coscienza Popolare in relazione con l'”orbe cattolico” che, lungi dall’essere serio conflitto, piuttosto rafforza il sentire comune di una Comunità.

Sarà, forse, per un’altra volta. (mlm)

Su Elio Vittorini, padre Sparacino ha ricordato come la sua indicazione di ‘Scicli Città più bella del Mondo” sia inaffidabile, perchè Vittorini, pare, lo dicesse di tutte le città presso cui andava.

In realtà, la famosa citazione di Vittorini tratta da ‘Le Città del Mondo’ (Ed Mondadori, 1951) è fatta non dallo scrittore di “persona personalmente”, ma è Rosario, uno dei due pastori di ritorno dai pascoli a mare che, affacciandosi su Scicli, dice: “È la più bella città che abbiamo mai vista. Più di Piazza Armerina. Più di Caltagirone. Più di Ragusa, più di Nicosia, e più di Enna…. Forse è la più bella di tutte le città del mondo. E la gente è contenta nelle città che sono belle…”

Quindi, già Piazza Armerina, Caltagirone, Ragusa, Nicosia ed Enna, sono escluse dell’essere, a posteriori, definite ‘città più bella del Mondo’.

E casomai, eventualmente, prendetevela con Rosario.

Una foto del Gioia di Luca Modica e presente alla mostra fotografica che si tiene nel Chiostro della Chiesa del Carmine

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