Ristorazione: ripartire dopo il Covid?

La spiegazione grafica del come-e-cosa per le riaperture: dai metri quadrati, all’aria condizionata, all’uso, manco a dirlo, di mascherine. Rimane la paranoia su una ulteriore ‘autocerficazione’

RAGUSA – Da lunedi prossimo, 18 Maggio, tra i vari ‘vi consentiamo.. vi autorizziamo..vi permettiamo“, il governo consente di riavviare, anche, le attività della ristorazione.

Una spinta al ritorno alla vita forse più dovuta alla forte presa di posizione di alcune Regioni che alla volontà del governo centrale che, probabilmente fosse per lui e per task force e super esperti, avrebbe voluto tenere la popolazione chiusa fino al 31 dicembre.

Da ciò il prolungarsi dello ‘Stato di Emergenza‘ che determina la compressione della libertà personale tramite dpcm proprio al 31 dicembre 2020.

Linee guida praticamente inapplicabili

Quindi i ristoranti, emblema del ‘turismo’, possono tornare ad aprire.

Non solo come take away o delivery, la consegna a casa. Ma anche con il consumo sul luogo.

Il tutto però fatto seguendo delle linee guida, in via di definizione specifica e che vengono fuori dagli obblighi imposti dall’Inail e dai super esperti del governo.

Norme che però sono lontane dalla realtà operativa di ristoranti e pizzerie. Che probabilmente saranno più incentivati a rimanere chiusi, evitare problemi, anche di tipo legale e rimandare a tempi migliori.


Lo abbiamo chiesto a Riccardo Augustoni, Executive Chef con una lunga esperienza internazionale alle spalle, oggi consulente proprio per ristoranti nella fasi di apertura e/o rilancio e collaboratore della “Restaurant Hotel & Job”, società di Andrea Poletti, società leader nella gestione delle Risorse Umane.

Video – data registrazione 12 maggio 2020

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