Nascita e la ri-nascita. Una piccola grande storia della nostra gente

Vogliamo raccontavi una storia che solo ormai nelle province, nelle piccole comunità, si possono trovare. In quella parte di Italia che ancora ha solidi valori e Tradizioni che vivono sulle "spalle" della sua gente

U Gioia del 2009 [credit: salvatore fidone]

SCICLI – Oggi è Pasqua. Una Pasqua che si spera sarà la prima e l’ultima ad essere ricordata come ‘virtuale’, di tutti noi tutti reclusi senza colpe.

Con, in più, senza sapere cosa aspettiamo e cosa accadrà domani.

Può essere allora il momento di ricordare una storia pasquale, di cui siamo venuti a conoscenza per caso, ma carina, dolce, positiva.

Che sia quindi non solo speranza ma certezza che tutti rinasceremo.

Un “conflitto” tra gioia e Gioia.

La storia comincia quando Salvatore, lui di Scicli, residente per lavoro a Modica ma ‘portatore del Gioia‘ da sempre, nel 2009, quel 12 di Aprile, si sta preparando ad andare proprio a Scicli perchè “a purtari u Gioia“.

Rispetto per la città di Modica che lo ha accolto. Ma la fede per l’Uomo Vivo non è commerciabile. Quindi, il giorno di Pasqua, accada quel che accada, deve essere ‘suttu a vara ro Gioia‘: non è un fatto ricattabile.

Beh, a dire il vero un po’ “ricattabile” lo fu. Ma andiamo per ordine.

Nove mesi non “calcolati bene”

Per seguire il filo del discorso, dobbiamo risalire per lo meno a nove mesi prima di quel 12 aprile 2009 quando Salvatore e Giovanna sua moglie, decidono che è il momento di seminare un pianta i cui frutti si vedranno, circa, 9 mesi dopo.

E’ un momento magico, a volte casuale a volte programmato. Può capitare, che, in questo frangente qualche calcolo magari si fa: dove siamo, dove saremo, aspettiamo.

Non sappiamo che calcoli abbiano fatto Salvatore e Giovanna. Quasi certamente fu il calcolo dell’amore e della voglia di Famiglia.

Di certo, in quella equazione, Salvatore soprattutto, non aveva inserito nessun algoritmo per calcolare che, dal quel giorno, la scadenza dei nove mesi canonici sarebbe stata, esattamente, per la festa di Pasqua.

Lo avesse saputo, forse, quella sera avrebbe acceso la televisione per vedere un film in santa pace!

Fatto sta che il film non se lo vede, Giovanna mancu e, da li a poco, “cominciano” a portare tranquillamente avanti una gravidanza.

Il tran-tran quotidiano si sgrana, gradualmente avvicinandosi alla gioia, nel senso di ‘incontenibile soddisfazione‘, di uno dei momenti più intensi di questo miracolo che è il “dare vita alla Vita”.

Passano così i mesi. Arriva Gennaio, poi Febbraio..Marzo.

Siamo ad Aprile. La gioia di avere un figlio si avvicina.

Ma si avvicina macari u Gioia, un evento che scorre nelle vene, dopo anni ed anni di apprendistato, di giovane partecipazione, di passione cresciuta con l’uomo che cresce.

Una emozione che si aspetta anno per anno, per 365 giorni filati, contati uno dietro l’altro.

“Ma… po’ssiri”?

Mentre i giorni passano e vanno verso la meta, Salvatore comincia a diventare pensieroso e parzialmente sospettoso: “Ma po’ssiri ca supra 270 circa giorni disponibili, va a scegliere proprio “chiddu ro Gioia”?

Ma no! E’ più un pensiero-scaramanzia: forse prima, magari dopo ma non certo proprio il giorno di Pasqua!

Pasqua, che in quel 2009, veniva di domenica 12.

L’ultima settimana pre-Pasqua passa ‘indenne’. Il calendario ha fatto la sua corsa ma Giovanna non dimostra segni di stress: per fortuna tutto sta andando bene.

Pasqua è ormai subito dietro l’angolo, ma tutto tace nella famiglia di Salvatore e Giovanna e le Tradizioni di decenni, consacrate dai nonni, dai genitori, da una intera comunità, saranno onorate ancora una volta.

Salvatore alla ‘guida’ del Venerabile, un onore per chi ne viene designato portatore [foto credit Pmm Group]

Pasqua arriva

Venerdi 10 e Sabato 11: nessun segno premonitore. Si vede tutto, nella materna rotondità della bella futura mamma.

Giovanna incoraggia pure il marito: “Tranquillo, che Pasqua ce la fa fare“. Salvatore è rinfrancato: se non lo sa lei?!

Ed è così che si arriva al 12, domenica mattina. E’ “la” Domenica perchè è Pasqua.

Il tempo, il meteo, non è dei migliori. Fa brutto tempo “a causa di una depressione in ulteriore approfondimento sul Mar di Sicilia“, come ci ricorda oggi la memoria online di 3B Meteo di allora.

Difatti pioverà a mezzogiorno dando scampo la sera.

Non è infrequente che Pasqua sia accompagnata da un tempo non riverente. E’ una costante storica vedere le gentili, eleganti, nuovissime e corte gonnelline delle ragazze, infreddolite, sollevarsi dispettose per il vento.

In casa Pagano tutto tace, non ci sono segni allarmanti.

La “Uscita del Gioia” è da li a poche ore e così comincia il rito della vestizione.

I portatori di Scicli, a dire il vero, non hanno una divisa. C’è piuttosto una organizzata anarchia che segue la tradizione. Qualche volta compare una maglietta di uno stesso colore, qualche volta un foulard: ma non è obbligatorio e forse neanche strettamente richiesto.

Salvatore, però, ha il suo, di rito.

Da sempre metto gli stessi jeans. Sono anni che li metto. Poi, prima mettevo una maglietta bianca militare. Da un po’ non la metto più: si è ristretta. Non so se per i lavaggi, o perchè mi sono allargato io e mi sa per la seconda! Ho poi fatto colazione con mia moglie e ricordo che quell’anno le ho anche regalato un uovo di Pasqua”

Uno smaccato tentativo di addolcire la moglie perchè lo lasciasse andare a fare il ‘portatore’. Ma le Donne sono ben più sveglie, capiscono e stanno al gioco.

Verso le 11 più o meno mi sono sentito con ragazzi per poi scendere a Scicli. Generalmente ci troviamo in qualche bar di piazza Busacca. Verso le 11,30/11:45, pensavo di poter essere a Scicli“.

Cambio di programma

Quella mattina del 12, però, le cose vanno parzialmente diverse.

Mi stavo vestendo quando alle 11 circa Giovanna mi chiama: si erano rotte le acque“!

Il sacco amniotico dove passiamo i primi ed ultimi 9 mesi felici della nostra Vita, aveva ceduto.

Tommaso, così si chiamerà, aveva dato l’ultima testata al sottile velo per annunciare: “arrivooo“.

Quando Giovanna mi chiama, cambia tutto. Con un po’ di panico ed emozione, ci mettiamo in macchina. Avvertiamo la parentela e siamo all’ospedale di Modica“.

Qui cominciano i protocollo ostetrici.

Si fanno i controlli, i tracciati e tutto quello che serve. Ma Tommaso dentro era e dentro voleva restare. Io sono in astanteria e guardo la tv con gli infermieri. Guardo il <Gioia> alla tv locale perchè ormai era uscito ed io non ero potuto andare. Addirittura mi sento di voler telefonare in diretta per salutare, io da Modica, i miei amici a Scicli. Con un groppo in gola per tutta quella giornata piena di emozioni“.

Tommaso gioca a tira-e-molla. Aveva sì affacciato la testa al Mondo, ma là dov’era ora, stava meglio. E per adesso non ci pensa a venire al freddo.

E ci gioca per un interno pomeriggio. Non ne voleva sapere di cominciare il suo viaggio nella Vita con un pianto.

Ed allora il pomeriggio passa in ospedale in quel periodo di travaglio che non vogliamo e possiamo commentare perchè solo le Donne possono.

“Verso le 20,30, arriva il cambio turno. La nuova ostetrica, una anziana e certamente esperiente signora, ci comunica che ancora è presto. <Ragazzi, qui se ne parla domani mattina, state tranquilli>, ci dice“.

E così, stremato dalle emozione di avere Tommaso ancora dentro e u Gioia già fuori, Salvatore sembra alle corde.

Tanto che deve essere persino Giovanna, lei si in travaglio, a dirli: “Vai un po’ a casa a riposarti”

(Ma risposarsi di cosa, che il travaglio, il dolore e tutto il resto era della moglie? Sante Donne!)

Galeotto fu lo stress

L’idea della moglie era quella di fare andare a casa il marito per farlo riposare. Si era stressato ad aspettare.

Sono le 21. Salvatore esce, stanco e spossato, dall’ospedale.

Ma quando arriva in macchina, una strana energia lo assale. Guarda l’orologio, guarda i suoi vestiti: sono ancora quelli suoi tradizionali da portatore con cui si era preparato la mattina.

E “u Gioia” sta uscendo per il percorso serale!

“E’ un attimo. Invece di andare verso casa, mi dirigo a Scicli. Non ricordo se ci ho pensato oppure tutto l’ho fatto quasi in trans, in automatico. Io sono un ‘portatore da mezzogiorno” ma visto che per quella uscita non ero stato presente, volevo farlo per la sera. Arrivo a Scicli, parcheggio la macchina dove posso e vado subito in Chiesa per prendere il mio posto sotto la ‘vara‘”.

“Portatore da Mezzogiorno” e “Portatore da Sera”.

Non c’è un preciso protocollo per le due funzioni. E non c’è neanche un formale passaggio dall’uno all’altro ruolo.

La Tradizione indica che, generalmente, i più giovani cominciano dalla “Sera” per approdare poi più esperienti, al più prestigioso “Mezzogiorno”.

Questo storicamente perchè i portatori del Mezzogiorno, i più adulti, poi la sera portavano fuori le famiglie.

Oggi, con certi spettacolari giochi pirotecnici della Sera, forse questa distinzione non si ha più.

E moglie, fidanzate, compagne, si sono affrancate e possono benissimo uscire da sole la sera.

Comincia il giro notturno. Comincia lo spettacolo di una statua idolatrata, che viene portata in trionfo per ore, pur pesando diverse centinaia di kg.

Gira in lungo la città, su percorsi a volte stabiliti, a volte decisi all’impronta. In una sorta di gerarchia non scritta, dove l’anzianità vale, dove l’esperienza conta, dove l’autorevolezza non è autoritarismo.

Mi sono messo sotto e sono uscito. Era la quarta volta che ‘carriavo’, che portavo il Gioia di sera perchè l’ho sempre fatto nell’uscita mattutina. Mi sembrava strano ma ero anche felice. L’essere con i miei amici di sempre, sentire la pressione della statua sulle spalle ma il supporto del compagno accanto, è una cosa che si deve provare per capire. Si ha il senso di riuscire a fare una cosa solo perchè la fai con gli altri

E Tommaso?

A Modica, Tommaso giocava ancora a nascondino con la quasi-mamma. Giocava a fare la prova uscire e poi rientrare; gridava il suo ‘arrivo” e poi mollava tutto.

Ma era già pronto a fare il primo suo bello scherzo al suo quasi-papà che nel frattempo spingeva, sudava e tirava il simulacro del Cristo Risorto.

Ed allora, Tommaso, dopo essersi sistemato bene per farcela al meglio, ha preso la mira ed ha fatto capire che aveva smesso di scherzare e stava per fare il proprio ingresso trionfale, la sua insurrezione personale nel Mondo.

Alle 3 (di mattina, tanto per essere chiari, ndr) ho sentito lo squillo. Con una mano ho preso il telefono, con l’altra tenevo ancora il legno del simulacro. Era mia mia suocera: <Salvatore vieni che ci siamo quasi>. Eravamo dentro la cava di Santa Maria La Nova, in fondo, la dove c’è ancora il vecchio lavatoio pubblico. Non so se sia stata una mia sensazione ma mi è sembrato che in quel momento tutto abbia rallentato, anche i rumori. Forse è stata la mia mente che mi ha fatto vedere tutto al rallentatore. In quel momento ho guardato “u Gioia” e gli ho parlato come si parla ad un amico, un caro amico: <Devo andare – gli ho detto – Ci vediamo il prossimo anno>

Tommy non è arrivato subito. Tra un tira-e-molla e l’altro, è poi venuto fuori alle 9. Ed ancora oggi, 11 anni dopo, il papà si commuove a raccontarlo.

Tommaso e Salvatore, oggi (chissà se la maglietta bianca di Tommy è quella che una volta si metteva il papà e che oggi non può perchè si è ristretta con i lavaggi!)

E per Tommaso, il Gioia è stato subito nel suo ‘dna’ sociale.

Perchè se praticamente il papà era ‘sotto’ il Gioia mentre lui pianificava l’arrivo, il suo primo regalo è stata propria una statuina in cioccolato rappresentante la statua, che Alice, amica della neo-mamma con suo marito Andrea, pasticcere in Scicli, hanno donato: la loro prima riproduzione in cioccolato della statua. Un destino!

{5+(1+1)+2]} = Agosto

Ma, su Salvatore e Giovanna, questa dolce storia ha lasciato strascichi?

Si, sono diventati esperti di calcoli in gravidanze.

Infatti, dopo Tommaso, sono arrivati altri due pupi, Graziana oggi 9 anni e Francesco, oggi 4 anni.

Ma il calcoli sono stati fatti alla perfezione: tutt’e due arrivati ad Agosto.

Nun-si-sa-mmai … arruvavunu nt’Aprile!

Salvatore e Giovanna con Tommaso, Graziana e Francesco

Oltre a fare gli auguri a Salvatore, Giovanna e famiglia, permettete un augurio speciale ed un sincero <grazie> a tutti ragazzi come Salvatore e ai suoi colleghi ed alle aziende come quella di Salvatore, in questo caso la modicana Avimec che, nel caos del “tutto chiuso”, lavorano nel settore alimentare per permetterci di trovare da mangiare nei supermercati

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