Dibennardo: “Il turismo ne uscirà con lavoro, passione e tanti sacrifici”

Il turismo è tra i settori più in crisi causa Covid-19. E la prospettive non sono rosee con disdette "stratosferiche". Lo abbiamo chiesto a Rosario Dibennardo, v.presidente di Federalberghi Sicilia ed amministratore delegato della Soaco, la società di gestione dell'aeroporto di Comiso



Rosario Dibennardo, v.presidente Federalberghi Sicilia e Amministratore Delegato della Soaco, società di gestione dell’aeroporto Comiso

COMISO – Il turismo è, e sarà certamente, uno dei settori più colpiti dalla serrata causata dal corona virus.

Il Cerved, ha indicato due scenari per il post- Covid19: uno ottimista con il periodo di quarantena che finirà tra un paio di mesi ed uno pessimista con il tutto fermo fino a dicembre 2020.

Per il turismo sarebbe una deblacle totale: dal -35% medio di alberghi, strutture ricettive, agenzie e tour operator nel caso di scenario ‘positivo’, ad un terribile -75% nel caso peggiore.

In ogni caso, non sarà facile riavere turisti, specie stranieri che sono un segmento importante della domanda turistica. Da un lato l’Italia è stata dipinta come un “untore” internazionale e quindi difficilmente un turista prenoterà in alberghi italiani.

E, dall’altra parte, chi sarebbe il b&b che si mette dentro un turista straniero che potrebbe essere un portatore sano di Covid19 con il rischio di far ricominciare tutto l’ambaradan di “chiusi in casa, vi controlliamo, non vi muovete“?

La quota di stranieri in Italia è massiccia. Secondo il Touring Club d’Italia, per il turismo l’Italia dipende in gran parte dall’Europa, da cui proviene il 79% di tutte le presenze (notti) straniere. 

Guardando ai principali Paesi, la Germania è al primo posto con quasi 59 milioni, pari al 27% di quelle straniere totali.

A grande distanza seguono, con numeri simili,Stati Uniti (14,5 milioni), Francia (14,2 milioni) e Regno Unito (14). Poi Paesi Bassi (11), Svizzera (10,7) e Austria (9,5) che precedono Polonia e Spagna (entrambe 5,7 milioni) e la Russia (5,4).

La Cina con 5,3 milioni è undicesima.

Il turismo ibleo si spegne?

La provincia di Ragusa, proprio nel turismo, aveva trovato un suo sbocco economico e lavorativo.

Il mare ed il barocco avevano creato una miscela esplosiva che, incendiata anche da Montalbano, aveva illuminato le nostre città.

Tutto messo in discussione e bloccato dal contagio Covid 19.

Lo conferma anche Rosario Dibennardo, vicepresidente della Federalberghi siciliana ed Amministratore Delegato della Soaco, la società di gestione dell’aeroporto di Comiso.

Una visione privilegiata che può far capire cosa ci aspetta. E probabilmente la situazione non è positiva.


Intervista

intervista fatta via email in ossequio alle norme del dpcm


D/mlm – Dott Dibennardo, si può stimare il contributo della “economia del turismo” al PIL della nostra provincia? In termini assoluti ed in percentuale.

R/rd – I dati della provincia di Ragusa sono in linea con la media del resto d’Italia e ci dicono che il settore turistico, inteso come leva economica diretta, vale circa il 6% del Pil.

Quante sono le attività, esempio ristoranti, alberghi, b&b che fanno riferimento a questo ambito economico?

Per quanto riguarda l’ospitalità, ad oggi ufficialmente contiamo 106 strutture alberghiere e 680 extralberghiere. Per quanto riguarda la ristorazione sicuramente la Fipe saprà fornire i dati precisi.

Secondo ZoomSicilia, il numero dei ristoranti in Sicilia è cresciuto a un ritmo quasi doppio di quello nazionale collocando l’Isola all’ottavo posto tra le regioni. Si contano 8489 imprese di ristorazione. Ossia, un aumento di 2847 ristoranti pari al +50,5 per cento contro il dato nazionale del +27,4

D – Si può dire che il turismo è la nostra seconda “industria” dopo l’agricoltura?

R – Certamente lo è, anche se a volte, mi consenta di farlo notare, non è tenuto in questa considerazione da parte delle istituzioni. Gli esempi che lo dimostrano sono tanti, nonostante le nostre proposte non manchino. Citerei il caso della tassa di soggiorno, che è stata istituita da tutti i Comuni e viene fatta pagare a tutti i turisti, ma senza che la tassa e il relativo introito siano mai stati connessi a una strategia comune, da condividere innanzitutto con gli operatori del settore. Un tentativo di visione d’insieme, da parte dei Comuni della provincia di Ragusa, è un fatto recente, che non ha ancora portato ad un’impostazione strutturata.

D – Secondo lei, il turismo ha creato una ‘filiera’ intendendo un indotto significativo che vede coinvolti non solo gli albergatori in prima linea con i ristoratori, ma esempio guide turistiche, negozi di souvenir e poi aziende fornitrici, edilizia, scuola?

R – Certamente la filiera in questi anni è nata ed è andata organizzandosi sempre meglio, anche grazie a processi spontanei che hanno fatto sì che si creassero reti, anche di ottimo livello, tra tutti gli operatori, almeno quelli direttamente impegnati nei servizi turistici. Certamente è un lavoro su cui si possono e si devono fare ancora grandi passi avanti, dato che certi comparti ne restano ancora ai margini e potrebbero invece trovarvi spazio in modo integrato e sinergico. Tutto rientra, come ho già detto, nella necessità di attuare, anche con le istituzioni, un processo globale guidato da una visione d’insieme.

D – Si possono stimare gli addetti, diciamo diretti ed indiretti, che fanno capo a questo comparto?

R – Al momento no, purtroppo non siamo ancora in grado di elaborare in modo affidabile queste informazioni.

D – Secondo lei, quanti possono essere coloro che annualmente trovano un lavoro pur se temporaneo, nel segmento del turismo locale?

R – In mancanza di un’elaborazione dati ufficiale, le stime lasciano il tempo che trovano. Quello che certamente è chiaro è che gran parte dell’occupazione in questo settore è ancora legata alla stagionalità. Sicuramente questo è il fronte che rappresenta, lo diciamo da anni, la vera grande sfida per il futuro: destagionalizzare. Per le imprese, per i lavoratori e per l’intero sistema di sviluppo economico locale.

Dibennardo: “Il turismo può riprendersi con tanto lavoro, passione e sacrifici”

D – L’attuale condizione è viziata seriamente da questa epidemia da Covid-19. Ha notizie sul blocco delle dinamiche sociali ed economiche causate dal corona virus nell’economia del turismo locale? Esempio ha notizie di aziende che hanno chiuso, sono sull’orlo di questa decisione e/o che hanno avviato pratiche di licenziamento?

R – Siamo nel pieno di questa emergenza e non sappiamo ancora quanto durerà, questo è un fatto sotto gli occhi di tutti: l’incertezza sull’evoluzione dell’emergenza oggi coincide con l’incertezza per il futuro di molte aziende. Purtroppo mi sento di avere pochi dubbi sul fatto che quello che sta succedendo costringerà molti alla chiusura e che le conseguenze dal punto di vista occupazionale e sociale non saranno leggere.

D – Siamo a Marzo. Le informazioni filtrate danno un blocco che sarà per Aprile, forse anche tutto Aprile: lei ha notizie in tal senso?

R – È probabile che il blocco debba protrarsi ancora per qualche settimana: proprio a questo è legata la portata delle conseguenze sul piano economico.

D – Pensa che questo blocco abbia compromesso del tutto la stagione estiva prossima?

R – Purtroppo è così, le percentuali di cancellazione sono stratosferiche, ormai prossime alla totalità. Potremo certamente recuperare una parte, ma il calo sarà forte. Inutile negare che questo rischia di compromettere, come dicevo, la sopravvivenza stessa di molte aziende turistiche.

D – Il governo con il dl ‘Cura Italia’ vuole dare un sostegno al turismo. Secondo lei le scelte fatte sono valide?

R – Assolutamente no, dobbiamo dirlo: gli aiuti previsti dal Governo sono pressoché inesistenti. I decreti di marzo sono stati una delusione per tutte le imprese: non ce n’è una sola a cui potranno consentire davvero di sopravvivere a questo periodo. Onestamente confidiamo in un miglioramento delle misure con i prossimi decreti: abbiamo bisogno di sostegno forte e reale, non di palliativi.

D – Quale sono le reazioni degli operatori del settore? Ci sono proposte alternative o suggerimenti?

R – Come Federalberghi nazionale e regionale abbiamo presentato un documento con cui abbiamo chiarito che le sospensive, le moratorie, la CIG, maggiore liquidità alle imprese e altri interventi di questo tenore non saranno sufficienti a salvare l’industria turistica siciliana che rischia nella migliore delle ipotesi di ritrovarsi ulteriormente e fatalmente indebitata. In questo documento abbiamo riassunto proposte articolate su una serie di punti: salvare l’occupazione (per esempio con sgravi totali sul versamento dei contenuti previdenziali e l’aumento della flessibilità del lavoro); ridurre il cuneo fiscale (per esempio riducendo e rendendo interamente deducibile l’Imu e sospendendo per un anno tasse e tributi comunali); sospendere per un anno ruoli e cartelle esattoriali senza more e interessi; agire in modo più incisivo su mutui e prestiti; facilitare ulteriormente l’accesso al credito (per esempio attivando anche un Fondo di Garanzia della Regione siciliana); in generale, supportare gli investimenti per ripartire (per esempio aumentando ed estendendo il credito d’imposta) e avviare al più presto, una volta superata l’emergenza, una campagna di promozione della destinazione Sicilia.

Qui in documento presentato dalla FederAlberghi

D – A parte la situazione attuale di scompenso di tutti i parametri, generalmente com’è visto il settore turistico dal mondo bancario? E’ considerato affidabile, in crescita, degno di attenzione?

R – È stato così, in questi anni. Dovrà esserlo ancor di più adesso: il mondo bancario dovrà aiutare le aziende turistiche, sarà necessario a far ripartire l’economia.

D – Lei è anche Amministratore delegato della Soaco, la società di gestione dell’aeroporto di Comiso. Dal fronte “vettori aerei”, che notizie ci sono?

R – Com’è noto già dal 14 marzo il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli ha chiuso l’aeroporto di Comiso, insieme ad altri 21 in Italia, con un decreto di complessiva razionalizzazione del servizio di trasporto aereo (in considerazione della ridotta mobilità sul territorio nazionale e per contenere l’emergenza sanitaria da Coronavirus). Attendevamo per il 6 aprile l’avvio delle rotte su Torino e per l’8 aprile la ripresa delle rotte Ryanair, ma tutto resta chiaramente legato all’evoluzione della situazione a livello nazionale. Qui come in tutto il Paese le compagnie aeree hanno quasi smesso di volare e sono anche loro in grossissima difficoltà.

D – Il corona virus e le scelte a lui legate saranno forse non brevissime ed imporranno una pausa gestione e operativa. Sperando che questo non crei dei crolli imprenditoriali drammatici, lei pensa che questo possa servire a meditare sul turismo locale che forse si era messo a correre senza pensare?

R – Qualche anno fa c’è stato un “momento d’oro” in cui molti si sono improvvisati operatori nel settore turistico. Nei prossimi mesi le cose cambieranno molto. Ci sarà una nuova fisionomia del sistema locale, da cui si ripartirà praticamente da zero.

D – Il turismo locale ha bisogno di una progettualità più “ragionata”?

R – L’ho già detto più volte: adesso più che mai dovremo strutturare una sinergia unica, tra enti e operatori del settore.

D – Come vede il settore delle professionalità legate al settore del turismo? Gli istituti scolastici sono in grado di dare il loro contributo per la crescita nella qualità?

R – Purtroppo questo è uno dei tasselli “deboli” della filiera a cui facevo riferimento: alcuni istituti si sono adeguati, altri purtroppo no.

D – Passiamo al positivo e, pensando positivo come se questo momento possa essere un elastico che si carica per farci arrivare più lontani, cosa dovrebbe essere riveduto, sistemato, pensato in questo settore del turismo che non può più essere né marginale né, soprattutto, casuale?

R – Dentro la strategia sinergica che dovremo essere in grado di attuare tra enti e operatori, l’unico modo per trasformare davvero questo momento in un elastico per arrivare, in un tempo medio-lungo, più lontani rispetto a dov’eravamo pochi mesi fa è a mio avviso aumentare sin da subito la qualità dei servizi offerti.

D – Vede margini seri di miglioramento per l’offerta turistica sia in termini di infrastrutture, partendo dall’aeroporto di Comiso per andare poi ai collegamenti stradali passando poi ai “servizi”, nel senso di offrire al turista qualcosa che ‘valga la pena’ oltre mare e chiese barocche?

R – Su questo fronte io penso che molti stiamo facendo la loro parte. Noi come aeroporto innanzitutto. Non va dimenticato infatti che prima di questo brutto momento avevamo già annunciato le nuove rotte per la Summer 2020: quelle di Blue Air e Ryanair già note e soprattutto quelle che saranno attivate da EasyJet da Berlino e Milano, oltre ai charter già previsti da parte di Transavia e Bruxelles Airlines, tutti tasselli utili a diversificare l’offerta e a rendere l’Aeroporto di Comiso sempre più strategico. Appena passerà questo brutto periodo ricominceremo a lavorare come e più di prima.

Le rotte Soaco, ovvero sull’aeroporto di Comiso, programmate. Tutto adesso è in stand-by

D – Una ultima parola data dalla sua esperienza: come ne uscirà il nostro comparto turistico da questa ‘scoppola’ inattesa, fermo restando che è tutta l’Italia ad essere colpita?

R – Ne usciremo con il lavoro, la passione e tanti sacrifici, consapevoli però di vivere in un posto che molti ci invidiano. Toccherà a noi farlo ritornare la meta preferita dai turisti.

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