Oggi, bocce ferme. Ma, domani, si muoveranno?

Forse non siamo neanche a metà del guado. La destrutturazione degli ospedali di ieri, ci porta alla segregazione di oggi. E il futuro non è ben chiaro. Ma nessuno ne parla


RAGUSA – Forse eravamo stati facili profeti, o buoni lettori della realtà, quando lo scorso 7 Marzo preventivamo una chiusura delle scuole a tutto il periodo di Pasqua.

E, con quello, il relativo stop tutte le manifestazioni, turistiche in primis.

Oggi possiamo dire che eravamo stati forse persino ottimisti perchè, per come si prospetta, il blocco sociale e vitale della Società si proietta, sinistro, per molti mesi ancora.

A reti (tv) unificate, oggi la richiesta pressante dei virologi è di impedire la trasmissione uomo-uomo del virus per evitare il sovraffollamento delle struttura sanitarie.

l’identik del malato CON corona virus fatto dall’ ISS

Questo è, ripetiamo, il motivo della richiesta di stare in casa. Non perchè se uno esce, si becca il virus e diventa un zombie ma perchè troppi ammalati di Covid-19 bisognosi di terapie intensive, potrebbero intasare gli ospedali.

I quali ospedali, non si fermano dal dare altre assistenze: dal semplice taglio agli infarti, facciamo tutti capo alle strutture ospedaliere.

Il che porterebbe il caos totale.

ATTENZIONE

NON è che se uno si becca il corona virus, si trasforma in ZOMBIE


Supermercati chiusi alle 18: per far affollare la gente? Meglio H24

Per farci stare in casa, ce la stanno mettendo tutta.

Da cose obbligatorie, come le forze dell’ordine che ti fermano e chiedono dove vai, fungendo da deterrenza, a cose necessarie come la fermata delle attività meno fondamentali, a cose discutibili come non permettere neanche le passeggiate solitarie.

Fino a cose poco intelligenti, come esempio accorciare gli orari di apertura dei supermercati ed alimentari con chiusura alle ore 18 con il semplice sicuro effetto che la calca sarà maggiore negli orari di apertura e, quindi, maggiore quel rischio di contatto che si deve evitare.

Sarebbe forse meglio, salvaguardando i turni per i dipendenti, aprirli H24 in modo da diluire meglio le presenze collettive.

Ma avranno studi intelligenti ed analisi di altra caratura per decidere di chiudere alle 18.

Fino ad oggi, pur con le necessarie file di attesa, la gestione degli accessi ai supermercati è stata gestibile. Se davvero faranno chiudere alle 18, domenica chiusi, la ressa aumenterà senza dubbio. Addio 1 metro di distanza

Quando finirà? Nessuno lo dice e nessuno lo sa

Se quindi questa richiesta di isolamento sociale è costante, in pochi – forse nessuno – dice o vuol dire cosa accadrà dopo.

Perchè ragionando sulla teoria e sulla esperienza altrui, Cina per primi, la prospettiva è fosca.

L’obiettivo è circoscrivere il Covid-19. Ma, una volta circoscritto, passato il ‘famoso’, picco, che accadrà?

Secondo il nostro ISTAT, l’istituto di Statistica, in uno studio di Livio Fenga in Italia ci sono stimati oltre 100.000 portatori di corona virus.

Ad ieri, in Italia ci sono stati oltre 40.000 casi di corona accertati.

Senza sfidare la matematica e gli statistici, per arrivare a verificare tutti i potenziali 100.000, occorre 100.000/40.000=2.5, ovvero 2,5 volte il periodo passato.

L’Italia è in quarantena sociale stretta da, circa, 2 settimane. Per cui occorrerebbero altre 5 settimane (2×2,5), come minimo, per andare a trovare questi potenziali ammalati.

Si tratterebbe di circa due mesi di #iorestoacasa. Se serve, si può e si deve fare.

La società sarà liberata dal Covid 19 o no?

In effetti, il calcolo, potrebbe non essere questo. Nel senso che magari gli ‘asintomaci’ proprio non li trovi. Se fossero ammalati, con il periodo di incubazione di un paio di settimane, sarebbero dovuti venire fuori più o meno adesso, periodo in cui si aspettano il ‘picco’.

Ma ad oggi non ci sono.

Quindi, quello che rimane fuori dalla discussione dei grandi delle tv, è che una volta fermata questa ondata di Covid-19, non è che siamo immuni per cui possiamo riprendere come prima.

Avremmo ‘semplicemente‘ fermato il diffondersi del virus. Ma non ci siamo liberati dal virus.

Ci saranno sempre, tra noi circa 60.000.000 di italiani residenti, soggetti deboli e proni a questo corona virus. Soggetti che, se infettati ed a causa delle loro pregresse malattie, avranno bisogno di quello che hanno bisogno ora: terapia intensiva.

il link ad una immagine di una unità operativa di terapia intensiva in condizioni normali

La prospettiva, o rischio, è quella che avevamo accennato parlando della politica di reazione al Covid-19 della Germania.

Ovvero che, se nuovamente cadiamo nella trappola dei grandi numeri rispetto la dotazione organica sanitaria, tornare nuovamente nell’incubo dello ‘state a casa‘, del ‘non uscite‘ e della completa distruzione della nostra economia, sarà un attimo.

Nessuno si sbilancia su questa prospettiva futura

Siamo quindi davanti ad un vicolo cieco, davvero spaventoso. Con il rischio non irrilevante che la prospettiva è davvero sinistra e cupa.

L’economia potrebbe andare in polverizzazione

In Cina, a Wuhan, pare siano usciti dall’infezione ‘interna’. Ma hanno contato casi di infezione ‘esterna’, ovvero gente venuta da fuori.

Quindi, anche quando e se si fermerà il contagio, quale sarà il ritorno alla normalità? Rimanere per sempre distanti l’uno dall’altro? Annullare i rapporti sociali? Non viaggiare più?

Ci sono due soluzioni

Le soluzione, stando così le cose, probabilmente sono solo due.

La prima attirerà la reazione e ire dei movimenti no-vax, dei no-vaccini la cui parte politica è rappresentata in Parlamento dal Movimento 5 Stelle.

Sarebbe cioè necessario vaccinare tutta la popolazione italiana (e, per estensione, mondiale) contro questo corona che si chiama ufficialmente “Sars2-CoV19”

Diciamo la reazione dei no-vax perchè già monta la notizia di una vaccinazione di massa di inizio anno nelle province di Bergamo e Brescia e che vogliono associare alla forte casualità di ammalati di Covid 19 sempre nelle stesse province.

Un elemento che, peraltro, ha ricevuto delle analisi scientifiche come questa di Science Direct dove è stata vista una correlazione fino al 30% tra infezione da influenza (in generale “corona virus”) ed i militari che erano stati vaccinati.

L’abstract, ovvero il riassunto dello studio, inizia così: “Avere una vaccinazione anti-influenzale può aumentare il rischio di altri virus respiratori, fenomeno conosciuto come ‘interferenza da virus

Come sia, il vaccino anti-covid è di la da venire. Qualche azienda è nella fase del test, pare. Ma pare, altrettanto, che come minimo ci vorranno 3 e più mesi.

L’altra soluzione è che si doti l’Italia di migliaia di macchine per la ventilazione meccanica, potenziando gli ospedali e formando il personale.

Insomma l’inverso di quello che è stato fatto con il depotenziamento del Sistema Sanitario Nazionale in ossequio alle norme estere della UE per la riduzione del deficit.

Se ci saranno 50.000 punti di terapia intensiva, i potenziali 50.000 pazienti contemporanei che ne hanno bisogno, sarebbero aiutati a non morire.

E gli altri 59.950.000 italiani potrebbero tornare a vivere.

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