Stupidini e furbetti ai tempi del corona

La situazione è nuova e non tutti sanno come gestirla al meglio. Ma certi comportamenti, piccoli ma stupidi, sono radicati malamente nell'animo umano. Il test al "supermercato"

SCICLI – Gli spostamenti sono limitati al massimo. L’unico posto dove ci si può recare, per necessità e per ammissibilità, è il supermercato.

E nei supermercati si accalca, oggi, il nostro Collettivo Sociale, quello che in condizioni normali viene diluito dai mille rivoli del fare e dalla disattenzione della routine quotidiana.

Non così oggi. Tutti ci si trova al ‘supermercato’, e in questo scenario a circuito chiuso alla The Truman Show, reale e non finzione, si possono intravedere dei comportamenti sociale dati da usi, tradizioni, abitudini e paranoie recenti.

File incerte

Così, il piazzale del supermercato diventa una enorme sala d’aspetto. Fin dalle prime ore del mattino ci sono astanti.

Ma mentre le macchine sono parcheggiate in perfetta fila dentro i parcheggi, attorno c’è più un esercizio più italico dello stare in fila.

Per fare file ordinate, come nel Regno Unito, in Svezia, Cina, bisogna esercitarsi fin da piccoli

Fin quando i carrelli sono pochi, la tensione psicologica di stare perfettamente allineati, tiene.

Poi, quando aumentano, la fila si sgrana, si accartoccia.

Non è più chiaro dove finisce (dove comincia si: alla porta del supermercato), tanto che qualcuno prova ad infilare in uno dei rivoli creatosi matematicamente ributtato indietro da un perentorio: ‘La fila comincia la“.

Certo, è anche vero che la mancanza di strisce, tabelle, guide, favorisce la confusione. Ma i supermercati davvero non potrebbero organizzare segnaletiche e percorsi: sarebbe un investimento senza senso e un aggravio organizzativo.

Dovrebbe essere più un moto sociale e di rispetto reciproco. Ma al Sud non ci siamo molto abituati.

Losco losco, moglie mia, non ti conosco

Le norme sono stringenti. Le indicazioni scientifiche sono di stare ad un metro-uno-dall’altro. Ok, facciamolo.

Questo significa che in un posto chiuso, il numero degli ammessi è contingentato.

Anche quindi nei supermercati. In una medio/piccola superficie, quelle dei nostri posti, sono ammessi ad entrare 5/7 persone alla volta.

L’invito è in Italiano ed è chiaro: uno per famiglia

Ecco perchè l’invito ad entrare uno per famiglia, uno per nucleo famigliare. In questo modo si permette di sveltire la fila. Per rispetto a tutti gli altri che aspettano

E come si riconosce il ‘nucleo familiare“? Dal fatto che in due arrivano alla porta con un carrello. Eh no: il vigilante non permette il doppio ingresso.

Ma non ha fatto il conti con i furbetti, quelli che magari è una vita che godono nel foracchiare la società.

Approfittando che magari il vigilante non è del posto, il marito intelligente e la moglie sostenitrice, prendono due carrelli e si avvicinano come se si fossero li incontrati per caso.

Entrano e si godono felici il tour.

Nel frattempo, la mezz’oretta in più dei due si trasforma in 2/3 ore in più per l’ultimo della fila.

“Raga, c’ho la maschera col filtro”!

‘Sta mascherina! La confusione è sovrana: si deve mettere o no?

L’oggetto del desiderio: la FFP3

In linea di massima dovrebbe metterla chi è già in sintomatologia per evitare lui di contagiare gli altri. Un lui che, peraltro, dovrebbe essere in quarantena, a casa e non in giro.

Per gli altri, chi ancora è ‘non inoculato’ (INOCULATO!), la mascherina pare non servi.

Quelle di tessuto o di carta lasciano passare germi e germogli da tutte le parti: dai lati, da sotto, da sopra.

Servirebbe la FFP1, meglio le FFP3, oggetto introvabile.

Ed allora, uno che è riuscito a procurarsela chissà come, che fa.. non se la mette?

Ma certo. E pure i guanti di lattice blu (tutta roba medica?) che si stagliano forti sul carrello della spese. “Caro corona virus, pure se tu sei sul carrello, io ti frego“.

E con questo tono mentale gira e guarda per far notare agli astanti il filtro della mascherina: “n’vedi come sono potente? C’ho la maschera col filtro

Poi, mentre fa il Ken il Guerriero come se avesse scudo ed elmo, gli arriva una chiamata al cellulare.

Parlare al cellulare significa far entrare in bocca migliaia di germi e batteri. Altro che mascherina!

E’ un attimo: con la mano col guanto blu prende il telefono, con l’altra mano col guanto blu allontana la mascherina e via a parlare.

Praticamente ha portato alla bocca, il punto di accesso preferito di mister Corona Virus, uno degli oggetti più sporchi in assoluto: il cellulare!

Il professor William De Polo (chi vuole vederlo è qui) ha individuato in media da 10 a 12 tipi di batteri e funghi sullo schermo di un cellulare, che si replicano in migliaia! In una tavoletta del water, solo 3.

La citazione giornalistica è di Usa Today qui.

La stessa Apple, due giorni fa e proprio in relazione al diffondersi del virus, ha indicato (non lo aveva mai fatto!) come pulire tecnicamente e perfettamente gli iPhone (lo trovate qui).

Ma a quello che gl’è frega: c’a er FFP3.

Il cellulare è 10 volte più sporco di un wc

Guanti mon amour

Accanto alla mascherine, davvero scomparse dal commercio, i guanti sono l’altro strumento di lotta al virus.

In effetti, la questione non è tanto il guanto, che protegge la mano che non è a rischio di infezione. Ma quello che la stessa mano, dopo, potrà fare.

Il guanto, monouso, infatti serve perchè dopo l’uso lo butti ed eviti, in caso di comportamenti a rischio dove hai toccato qualcosa di contagiante con le mani, di portarle a bocca/naso/occhi aprendo la porta a Jonny Corona.

Però abbiamo visto all’opera due autodidatti della immunologia clinica.

Il primo, guanti monouso di lattice, si aggrappa e spinge il carrello. Poi, un gesto improvviso, gli occhiali che gli danno fastidio, li sposta e si strizza un occhio con la mano guantata.

Il virus è accomodato ad.. accomodarsi.

Ma questo può essere un gesto istintivo, forse non sempre controllabile.

Guanti per tutta la vita

Ma fantastico è stato quello che esce dal supermercato con il carrello, guanti e mascherina.

Spinge il carrello al cofano della macchina e scarica il contenuto.

Poi spinge il carrello al deposito, lo aggancia e prende la moneta che c’era.

Prende il portafoglio, sempre con guanti a mascherina, e ci mette dentro l’euro.

Poi apre la portiera e si accomoda in macchina toccando dal cruscotto ai sedili, ancora in guanti e mascherina.

Accende, liscia ed accarezza il volante, ancora in guanti e mascherina.

Se ne va guidando in guanti e mascherina, portando con se, ma speriamo di no, il virus che poteva essere nel carrello, nell’euro, nella carrozzeria dell’auto, ecc ecc

Eventualmente, meglio lasciare i virus, in generale, fuori dalla macchina e pulire l’interno

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