Lavoro in Sicilia: ok agricoltura, benino turismo. Reddito di Cittadinanza solo ‘assistenzialismo’

La situazione occupazionale in Sicilia rimane preoccupante. Tira un po' l'agricoltura seguita dal comparto 'turismo'. Flop totale del Reddito di Cittadinanza che è definito 'misura assistenziale' e disincentivante al lavoro.

PALERMO – Com’è la situazione del lavoro in Sicilia? Ci sono sprazzi di luce e come sta andando il sistema sociale dell’Isola?

A fare una fotografia a fine 2019 ci hanno pensato i consulenti del lavoro che hanno rielaborato e rilasciato i dati su occupazione e disoccupazione calcolati dall’Istat.

E secondo l’Istat, allo scorso 30 giugno, 346mila cittadini, pari ad un tasso del 20% contro il 9,8% medio nazionale”.

Rispetto le aziende del solo palermitano, Antonino Alessi, neopresidente dell’Ordine dei consulenti del lavoro, ha dichiarato che le imprese palermitane hanno comunicato un fabbisogno di personale per i prossimi mesi pari ad un totale di circa 1.300 figure, soprattutto nei settori terziario, ristorazione e startup.

In Sicilia, secondo l’ultima elaborazione dell’Osservatorio economico di Unioncamere regionale aggiornata allo scorso 30 settembre, sono attive 467.447 imprese che occupano 1.092.000 addetti .

Nel terzo trimestre il saldo tra imprese nate e cessate è positivo per 
1.017 unità.

Si salva l’agricoltura

Molti settore sono in crisi, in Sicilia. Dal commercio al dettaglio in primis.

Chi pare non soffrire molto, è l’agricoltura, che dà lavoro a 129.021 siciliani e mostra un saldo positivo di 446 aziende.

Positiva è l’area che attraversa il turismo. Così ad esempio le agenzie di noleggio auto e le agenzie viaggi vantano 56.276 occupati con un saldo positivo di +60 nuove attività

Un settore che sta mostrando da alcuni trimestri costanti segnali di forte vitalità, soprattutto a Catania, Palermo e Messina, è quello delle imprese 
innovative e tecnologiche, dall’Ict, alle Tlc, Ricerca, Servizi alle imprese, 
Retail e informatica, e così via.

La nuova tecnologia impiega già 43.035 unità, soprattutto giovani laureati e diplomati, e che ha chiuso il terzo trimestre 2019 con un saldo attivo di ben 2.186 nuove realtà imprenditoriali.

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Ma a volere incentivare le assunzioni nei settori a maggiore richiesta 
di personale, si pone il problema del caos di norme e di somme 
stanziate.

Paolo Bonini, consulente del lavoro di Roma e docente alla Gema 
business school, ha illustrato le misure contenute in Manovra per 
creare nuova occupazione: proroga al 2020 ed estensione ai contratti 
stipulati nel 2019 del Bonus assunzione giovani under 35 e del Bonus 
occupazione Sud
, incentivi a investimenti nella formazione 4.0
all’apprendistato di primo livello, esoneri contributivo per 
l’assunzione di atlete professioniste da parte di società sportive 
femminili, credito d’imposta su investimenti tecnologici, sblocco del 
credito d’imposta per il rientro in Italia dei “cervelli”, 
potenziamento del fondo per la riorganizzazione dei Centri per 
l’impiego.

Azioni sicuramente positive – ha commentato Vincenzo Silvestri, 
presidente della Fondazione consulenti per il lavoro – che però, 
nell’attuale visione schizofrenica delle politiche attive del lavoro, 
in Sicilia porteranno caos. Infatti, da gennaio un’impresa siciliana 
che vorrà assumere ricorrendo a incentivi avrà a disposizione, per i 
giovani under 35, una sovrapposizione di quattro incentivi (Garanzia 
Giovani, bando per le donne, Bonus assunzione Giovani e Bonus Sud), 
col rischio di disperdere risorse in più rivoli e di non riuscire a 
utilizzarle tutte; mentre per gli over 36 non ci sono misure. Solo il 
Reddito di cittadinanza, misura sociale che non riesce ancora a 
trasformarsi in misura di politica per il lavoro”.

Reddito di Cittadinanza: incentivo all’attesa improduttiva

Per il Reddito di Cittadinanza, fiore all’occhiello della forza politica “Movimento 5 Stelle’, è stato comunicato che sui 2 milioni di soggetti 
coinvolti
a livello nazionale, solo 700mila sono occupabili e quasi la metà di questi presenta enormi problemi sociali.

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Molti beneficiari, infatti, non sono impiegabili perché non sono scolarizzati e non hanno specializzazioni

Ma ai 200mila già convocati dai Centri per l’impiego è stato fatto solo il profilo, mentre per firmare il Patto per il lavoro saranno riconvocati nel 2020.

Un dolce far niente che da un lato disincentiva la ricerca attiva di un lavoro e, dall’altro, invece ripropone con forza il fenomeno del ‘lavoro in nero‘.

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D’altra parte, come fanno notare in tanti, se questi soggetti prima di percepire il RdC vivevano, magari ‘sopravvivevano’, è evidente che oggi, pur avendo il RdC continuano con il loro ‘lavoro’ precedente.

Infatti, in attesa che sia realizzata la banca dati informatica unica per 
l’incrocio tra domanda e offerta di lavoro, ancora non è operativo 
l’Assegno di ricollocazione, cioè la ‘dote’ con cui pagare i servizi 
per l’inserimento occupazionale.

Adesso, nel dicembre 2019, a quasi un anno dall’entrata in vigore di questo trasferimento di denaro da chi lavora e paga tasse ad altri ceti ù, si può dire senza remore che i timori iniziali si sono avverati: Il Reddito di cittadinanza è una misura assistenzialistica.

L’assegno di ricollocazione (AdR) è uno strumento che aiuta le persone a migliorare le proprie possibilità di ricollocarsi nel mercato del lavoro e consiste in un importo da utilizzare presso i soggetti che forniscono servizi di assistenza intensiva personalizzata per la ricerca di occupazione (centri per l’impiego o enti accreditati ai servizi per il lavoro).

La persona destinataria dell’assegno può scegliere liberamente l’ente da cui farsi assistere.

Il centro per l’impiego o l’operatore accreditato scelto assegna un/a tutor che affianca la persona attraverso un programma personalizzato di ricerca intensiva per trovare nuove opportunità di impiego adatte al suo profilo.

L’importo dell’assegno viene riconosciuto non alla persona disoccupata, ma all’ente che fornisce il servizio di assistenza alla ricollocazione e solo se la persona trova lavoro. L’importo varia da un minimo di 250 euro ad un massimo di 5.000 euro, a seconda del tipo di contratto alla base del rapporto di lavoro e del grado di difficoltà per ricollocare la persona disoccupata (profilo di occupabilità).

Le tipologie di contratto per le quali si riconosce l’esito occupazionale sono il tempo indeterminato, compreso l’apprendistato, il tempo determinato, maggiore o uguale a 6 mesi (3 mesi per Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia).

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