“U Gioia” di Scicli, la Festa di Pasqua. Visto dalle spalle dei Portatori

La Festa del Gioia è dedicata, come tante in Italia e Sicilia, al Cristo Risorto di Pasqua. A Scicli il simulacro è condotto in giro, sballonzolato per ore, dai Portatori, gli "anarchici tradizionalisti" che mantengono questa antica Tradizione. Seguendo decennali regole mai scritte.

 

SCICLI – La festa di Pasqua a Scicli, in provincia di Ragusa, ha diversi nomi. Uomo Vivu, Cristo Risorto. Ma il più popolare è “U’ Gioia” (“Il Gioia”) che viene dal grido dei portatori indirizzato verso la Statua del Cristo, appunto Risorto, ed a cui viene espressa vivamente la gioia per il suo ritorno.

Un grido che, molto più prosaicamente, era poi la gioia degli ‘uccieri’, dei macellai, la cui congregazione era originariamente quella con la maggior rappresentanza di portatori a trasportare il simulacro.

E che gioivano alla Pasqua che portava via la lunga Quaresima (40 giorni) quando le strette regole cattolico/cristiane di allora volevano fosse trascorsa con una astensione pressocchè totale dalla carne.

Un periodo magro e triste, di scarso guadagno per i macellai che, alla Pasqua, non potevano che gridare la gioia a che tutto finisse.

Una processione che non ha, quindi, niente del silenzioso e maestoso di molte altre cerimonie simili.

Ma è piuttosto gridata e vociosa apertamente. Sudata e faticosa sotto la pesante “vara”, il simulacro portato a spalla dove è la statua del Cristo Risorto che, letteralmente, balla e traballa, si inclina e si raddrizza (abbiamo calcolato, e nel video si vede, fino al 60/65 % di inclinazione) per tutte le 3/4 ore per cui è portato in giro per la Città.

In un percorso più o meno stabilito ma molto elastico nei tempi, nei giri, nell’andare avanti-indietro senza nessuna regola. O forse seguendo le regole non scritte di decenni di Tradizione e di generazioni di Portatori.

Una processione legata a queste regole non scritte ma riviste e quasi ‘contrattate’ di volta in volta, di Pasqua in Pasqua, tra la parte catecumenale, quella della Fede e la parte anarchico-tradizionalista di chi è sotto la ‘vara’: i Portatori.

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E così, mentre tutti guardano in alto, al Gioia, al suo dondolare inclinandosi pericolosamente ed alle sue mani e dita in alto nell’indicazione della  “vittoria contro la morte” ed alla Trinità, sotto, decine e decine di giovani continuano questa spettacolare tradizione fatta di vera fatica, sudore, volontà.

Questo video è dedicato a loro. (mlm)

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