A rischio i soldi per gli aeroporti siciliani

La Sicilia deve decollare. E il rilancio degli scali aeroportuali siciliani può partire proprio da Bruxelles. Serve una strategia comune per realizzare i progetti strutturali necessari agli aeroporti di Catania, Palermo, Comiso e Trapani’. Così Michela Giuffrida, parlamentare europeo del Pd e membro della Commissione per lo Sviluppo regionale, a conclusione dell’incontro “Departing for Future: sfide e opportunità europee per gli aeroporti siciliani”.

La riunione a Bruxelles
La riunione a Bruxelles

Un vertice promosso personalmente dall’eurodeputata siciliana che ha riunito per la prima volta attorno allo stesso tavolo i presidenti e gli amministratori delegati degli scali isolani i rappresentanti di vertice della Commissione europea, Enac, Sesar e della Rappresentanza italiana presso l’Unione europea per discutere delle risorse che l’Europa può offrire per l’ammodernamento e lo sviluppo degli aeroporti siciliani.

Il problema serio è il rischio di una forte diminuzione degli stanziamenti europei a favore dei grandi progetti di mobilità. ‘A Bruxelles – dice Giuffridasi definiscono questioni cruciali per il finanziamento delle grandi infrastrutture di trasporto: fondi strutturali, aiuti di Stato, fondo europeo di investimenti strategici. Eppure, se lasciamo le cose così come stanno gli aeroporti siciliani continueranno a non avere fondi Ue e saranno esclusi dalle politiche europee.

Cambiano le regole di finanziamento

La Commissione europea ha proposto una modifica del Regolamento sugli aiuti di Stato e ha avviato le consultazioni sul procedimento che punta ad agevolare l’utilizzo di alcune tipologie di finanziamento pubblico destinare a porti ed aeroporti, riducendo al minimo la cosiddetta fase di controllo: è questa la novità emergente dalla recente bozza contenente alcune modifiche alla disciplina di settore, prevista dal Regolamento UE n. 651/2014, cosiddetto ‘Piano Junker’.

Questo piano prevede la compatibilità con gli aiuti di Stato per gli aeroporti con un traffico passeggero annuo inferiore ai 3 milioni di passeggeri e ubicati entro 100 km o a 60 minuti di percorrenza in auto da un altro aeroporto in cui operano servizi di linea.

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Questi due requisiti escludono dunque – precisa l’eurodeputato – tutti e 4 gli aeroporti siciliani dalla possibilità di avere gli aiuti di stato, perché se Comiso e Trapani hanno un traffico inferiore a 3 milioni di passeggeri l’anno, sono di fatto molto vicini ad aeroporti con voli di linea (Palermo e Catania)’.

In questo senso, quindi, dovrebbe essere necessario superare questi vincoli e chiedere l’inserimento dei quattro scali tra i progetti finanziati dal Piano Juncker, che ancora pochissima attenzione ha riservato al Sud d’Italia.

Tutti questi interventi – continua Giuffridapossono essere ora richiesti all’Europa in virtù della posizione geografica della nostra Regione. La Sicilia è infatti una <regione remota>, in quanto isola soffre di svantaggi ambientali e strutturali che richiedono interventi specifici e un regime particolare rispetto alle altre regioni più centrali. Questo è stato messo nero su bianco dalla Risoluzione sulla Condizione di Insularità della quale sono stata relatrice e che il Parlamento europeo ha approvato a larghissima maggioranza. La Commissione europea ha preso atto della Risoluzione e, adesso, tocca a Regione siciliana e al Ministero dei Trasporti puntare ad ottenere che la Risoluzione abbia applicazione. Il primo passo può essere proprio quello che riguarda gli aeroporti siciliani e la loro compatibilità con gli aiuti di Stato oltre che i finanziamenti UE ai nostri aeroporti nell’ambito di appositi progetti-pilota’.

‘Oggi – conclude Giuffridaabbiamo avviato un confronto che potrebbe rappresentare la svolta per le nostre più importanti infrastrutture di collegamento con il resto d’Europa e che avrà prestissimo un seguito, in Sicilia, dove inviterò questi ed altri interlocutori a formalizzare un progetto da presentare alla Commissione europea‘.

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VideoIntevista on. Giuffrida


Il ‘Piano Junker’: 325 miliardi di euro per adesso del tutto virtuali

Il piano, presentato nel 2014, prevede la creazione di un nuovo fondo europeo per gli investimenti strategici (EFSI) e il

Jean-Claude Juncker
Jean-Claude Juncker

coinvolgimento della Banca Europea degli Investimenti (BEI), istituzione che da circa 50 anni viene utilizzata dall’Unione per il finanziamento di progetti a lungo termine. EFSI avrà un capitale iniziale di 21 miliardi di euro (per ora solo 13 effettivi): 5 miliardi di euro saranno forniti dalla BEI, gli altri 16 miliardi proverranno dai fondi del bilancio UE. Di questi 16 miliardi, 8 saranno costituiti da risorse già stanziate e che dovranno essere ricollocate. Con questi sarà garantita l’erogazione successiva di altri 8, che per ora non ci sono.

La BEI utilizzerà questi 21 miliardi per emettere obbligazioni e raccogliere fondi sul mercato per un totale di 60 miliardi, con cui iniziare i finanziamenti dei progetti. Da qui in poi si prevede un effetto moltiplicatore e l’arrivo di nuovi investimenti “esterni”. Con questi 21 miliardi iniziali, posti a garanzia, l’obiettivo è generare tra il 2015 e il 2017 prestiti e poi investimenti per almeno 315 miliardi di euro, grazie a un effetto leva.

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