Aeroporto di Comiso: perdite e ricapitalizzazione. Ma per far cosa?

L’aeroporto di Comiso: la ricchezza la crea, o la brucia?

COMISO – Sempre meno chiaro il futuro dell’aeroporto di Comiso, nato sulle ceneri della ex base Nato e vissuto sempre tra tremolii e scricchiolii sinistri.

A riportare l’attenzione sulla pista, un comunicato del VUSSiA (Viaggiatori Utenti Sud Sicilia Associati) che approfitta delle recenti comunicazioni dell’amministratore della Soaco alla giunta camerale della Camera di Commercio Ct-Rg-Sr.

Un incontro in cui, alla fine della fiera, si chiede di avere altri soldi pubblici (ricapitalizzare) per poter andare avanti nella gestione dell’aeroporto

Ed il Vussia torna a chiedere, sostanzialmente: che ci dobbiamo fare con questo aeroporto? E soprattutto: chi deve gestirlo affinchè sia polo di sviluppo?

Troviamo irrituale – dice infatti Claudio Melchiorre, presidente del Vussia – che amministratori societari svolgano relazioni su argomenti tanto sensibili di una società partecipata anche da enti pubblici, a soggetti esterni alla compagine dell’aeroporto che, in sovrappiù, auspicano decisioni, come fossero padroni dell’infrastruttura. Comprendiamo l’interessenza della Camera di Commercio, ma essa è mediata e diluita attraverso almeno altre due società, di cui una in liquidazione. A memoria, non ho mai sentito parlare, negli anni passati, di comunicati ufficiali in cui, ad esempio, l’amministratore delegato del Corriere della Sera andava a relazionare sullo stato dei conti del Sole 24 Ore a Mediobanca, senza coinvolgere gli altri soci.

Da Leggere  Fare Impresa: se ne parli. Anche davanti ad un aperitivo

Che vuol dire?

Senza voglia di fare da autenticatori del pensiero altrui, la questione sembra rivolgersi al fatto che la CamCom della Sicilia Sud non è direttamente interessata come proprietà nella Soaco – la società di gestione di Comiso – che è invece in quota proprietaria nella Intersac per il 65% con SAC e con il restante al Comune di Comiso.

Vero che la CamCom è poi nella SAC che è proprietaria della Intersac, ma formalmente sono entità diverse.

Quindi a che titolo, sembrano chiedere, è coinvolta nella questione? A meno che non si tratti di una sorta di convegno in cui potevano prendere parte gli interessati alla fine dell’aeroporto di Comiso.

Alla fine della fiera, formalità a parte, tutto quello che in questo periodo bolle in pentola, è la morte o la vita dell’aeroporto ibleo.

Il falò della incapacità?

Il fatto è, e il Vussia lo conferma, negli ultima gestione quinquennale, è stato bruciato l’intero capitale sociale. Ed il deficit di bilancio al prossimo dicembre 2018, si mormora, sarà dell’ordine di 2.800.000€.

Cifre enormi che, viste nella loro crudezza, non possono che spingere verso una dismissione di questo aeroporto, nato, diciamo la verità, perchè ‘c’era una pista‘ (quella della ex base Nato) ma che non è riuscito a diventare fulcro di sviluppo.

Infatti, se è vero che si possono contare 800.000 passeggeri, è anche vero che se si ha un disavanzo di gestione di 2.800.000€ – o giù di li – con un azzeramento del capitale sociale, e quindi ci sono gestioni che devono essere riviste. E pure alla svelta.

D’altra parte, è proprio il progetto strategico che si è perso per strada.

Nessuno può seriamente scommettere che un territorio possa vivere solo di turismo, aeroporto compreso.

Eppure il sistema integrato – per dire una bella parola – dei trasporti che avrebbe potuto vedere aerei cargo dirigersi direttamente al Nord Europa con le primizie dell’agroalimentare del territorio, pare non sia mai stato preso in questione e considerazione.

Come cambiare strada

Cambiare pare sia facile in teoria. Molto difficile in pratica.

La gestione SAC, aeroporto di Catania, è spesso vista concorrenziale a quella della SOACO, anche se ovviamente Catania parla piuttosto di sinergie con Comiso.

Fatto sta che, oggi, chiedere la ‘ricapitalizzazione‘ a bocce ferme, con la stessa strategia, gli stessi numeri in perdita, forse anche con la stessa gestione, non è un progetto ritenuto valido. E manco serio.

Lo stesso Melchiorre lo indica piuttosto chiaramente: “Considerato che tanto l’amministratore della Sac che quello della Soaco hanno presentato le loro deduzioni alle Camere di Commercio, rendendo pubblica e ufficiale la crisi irreversibile della società di gestione dell’aeroporto di Comiso, a nostro avviso si rende necessaria la revoca immediata della concessione, come gestore dell’aerostazione, alla Soaco per poter offrire al Sud Sicilia la continuità operativa dell’attività aeroportuale che l’attuale società ha dichiarato di non poter garantire.

E’ chiaro quindi che l’aeroporto di Comiso era, è e continuerà ad essere sempre in bilico.

Fin quando ci sarà qualche fondo a contribuzione per spingere la Rayanair ad atterrare qui, qualche turista arriverà.

Ma se ci costa più il manico che la zappa, meglio lasciare il terreno incolto, verrebbe da dire.

Corte dei Conti e Magistratura: sempre li si approda

Il fatto è, come ormai purtroppo tutto in Italia, che le ombre si alzano sempre più alte dei progetti e degli obiettivi raggiunti.

Con sistemi di scarso valore gestione che, in generale, hanno ben usufruito di un panorama politico e dirigenziale incapace e connesso in una rete solo interessata a mantenere lo status quo di anno in anno, di governo in governo.

Un dubbio che il Vussia avanza, con la indicazione concreta di ‘condizionamenti esterni che poco a che fare hanno con l’attività di impresa aeroportuale‘.

Che indica anche cosa fare: “Pochi giorni – dicono infatti dal Vussia – fa abbiamo stilato una precisa lista di domande (vedi dopo) per sapere come mai, in soli cinque anni, sia stato consumato il capitale sociale. Al momento, non abbiamo ricevuto alcuna risposta e crediamo che, in assenza di comunicazioni che invece vengono offerte ad altri soggetti, provvederemo a coinvolgere la Procura della Repubblica, considerato che la Corte dei Conti è stata già informata delle nostre richieste.

Che conclude con quello che è ormai diventato un cancro della nostra società: riferirsi alla magistratura per trovare il bandolo di tante matasse che hanno si perdono nei meandri dei palazzi.

I magistrati della Corte dei Conti

Aeroporto di Catania

L’Aeroporto di Catania, con oltre 9,1 milioni di passeggeri è il più grande scalo del sud Italia, il maggiore della Sicilia (serve circa il 65% della popolazione) e il sesto d’Italia (dati 2017, Fonte Assaeroporti).

Con lo scalo di Comiso (in provincia di Ragusa), costituisce il quarto Sistema Aeroportuale Integrato d’Italia.

E’ il terzo aeroporto sanitario del Paese, ha due terminal e serve sette delle nove province della Sicilia (Catania, Siracusa, Ragusa, Messina, Caltanissetta, Enna e parte di Agrigento).

Gestore dell’Aeroporto di Catania è SAC spa – Società Aeroporto Catania – costituita dalla Camera di Commercio del Sud-Est (Catania, Siracusa e Ragusa), dalla Città Metropolitana di Catania, dal Libero Consorzio di Siracusa, da Irsap e dal Comune di Catania.

Le dieci richieste del Vussia:

  1. Informazioni cerca il reale stato di indebitamento della società Soaco, che affliggerebbe direttamente gli interessi della cittadinanza, dei viaggiatori e dei contribuenti;
  2. Informazioni circa le ragioni di questo indebitamento, con specifico riferimento a: crediti inesigibili e procedura di loro classificazione e natura; congruità di spesa alla voce Personale, con specifico riferimento a numero di risorse umane impiegate, modalità di selezione, impiego e/o distacco, presenza sul posto di lavoro, mansionamento, congruità e adeguatezza della quantità e qualità delle risorse umane, spese a piè di lista del personale, auto di servizio, eventuali spese per nolo di automezzi o affitto di immobili in favore del personale;
  3. Costi di riferimento per le operazioni di handling, modalità operative di gestione, definizione del costo a corpo o misura;
  4. Costi per la gestione della manutenzione, grado di obsolescenza delle strutture e delle infrastrutture e loro definizione corretta nel bilancio d´esercizio, con valutazione congrua delle immobilizzazioni;
  5. Ricavi ottenuti per le cosiddette ´tasse d´imbarco´ e per la voce ´sicurezza´, loro gestione e specifica analitica delle spese corrispettive, qualora esista un fondo specifico con questa voce;
  6. Ricavi ottenuti dall´affidamento a terzi delle superfici commerciali e specifica delle ragioni per l´eventuale mancato utilizzo delle aree poste al piano superiore dell´aerostazione;
  7. Ricavi e costi delle pertinenze e dei parcheggi;
  8. Conoscenza degli intendimenti della società SOACO rispetto ai progetti di un´area Cargo nell´aerostazione, al momento assente, nonostante fosse elemento strategico e centrale al momento dell´avvio dei lavori dell´aeroporto casmeneo;
  9. Programma dell´operatività dell´aeroporto per i prossimi dodici mesi, riferita ai voli effettivamente previsti e slot occupati da e per l´aerostazione di Comiso;
  10. Conoscenza dell´esito che una ricapitalizzazione, ventilata più volte tanto dalle società controllanti che di Soaco sui bilanci degli enti pubblici coinvolti in termini di indebitamento, collocazione dei fondi, ivi compresa la conoscenza se, a seguito dei decreti sulla limitazione della spesa pubblica tale aumento di capitale sia eseguibile dagli enti in indirizzo in autonomia, nel rispetto degli interessi all´ottimale e trasparente utilizzo delle somme versate a tali enti da imprese, cittadini, turisti e viaggiatori, riscontrabile, secondo usi e giurisprudenza, dall´effettuazione puntuale di gare e procedure di selezione e affidamento di lavori e opere ad evidenza pubblica e nel rispetto delle norme tanto privatistiche che pubblicistiche.

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